Uso e abuso dell’art. 11 Cost. per cedere “illegalmente” sovranità

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Il discorso è complesso e investe diritto costituzionale e politica. Ma è un discorso che deve essere necessariamente fatto, e se del caso, persino riproposto ciclicamente, perché è importante sottolineare le criticità costituzionali connesse alla cessione di sovranità nazionale. Se alcuni blog di grande successo si soffermano fin troppo sull’aspetto (macro)economico, quegli stessi blog ignorano (non so se volutamente o meno) l’aspetto giuridico-costituzionale e il contesto del diritto internazionale (tranne uno). E questo ha creato una grande equivoco intorno al mondo cosiddetto “sovranista”, che si vorrebbe come quel mondo il cui scopo è il recupero della libertà di stampare denaro come se non ci fosse un domani.

Ma non è così. E non è la prima volta che lo scrivo e certo non sarà l’ultima. Il recupero della sovranità nazionale è qualcosa di più complesso dello stampaggio selvaggio di denaro (che peraltro è una grossa fake news): è il recupero della dignità di paese indipendente e sovrano. E’ la riaffermazione della nostra Costituzione nei suoi cardini sociali ed economici, traditi dall’adesione ai trattati europei. Sicché, la semplificazione fallace che vorrebbe colui che invoca il ripristino della legalità costituzionale come chi vuole stampare liberamente foglietti di carta senza valore, è invero un sistema di propaganda malevola attraverso il quale si intende instillare la paura verso le aspirazioni di libertà e sovranità. Del resto è noto che la paura è l’unico adesivo che tiene legato un popolo (volutamente lasciato nell’ignoranza) al proprio aguzzino.

E la propaganda di cui sopra – guarda caso – usa proprio l’art. 11 della carta per rivoltare contro i patrioti la loro stessa arma: la Costituzione. Ma è chiaro che per chi conosce l’art. 11 e conosce gli antefatti sulla sua formulazione, sa perfettamente che l’art. 11 non è una norma inserita nella Costituzione per negare la sovranità affermata all’art. 1. Altrimenti dovremmo sostenere che i nostri padri costituenti erano parecchio schizofrenici: prima conferiscono la sovranità al popolo e poi la negano conferendola a una fantomatico organismo sovranazionale.

Non è così chiaramente. I nostri padri costituenti sapevano bene cosa scrivevano. L’art. 11, inserito lì, in quel contesto, ha semplicemente un valore simbolico e non giuridico, o meglio è una linea di politica estera che non legittima in alcun modo lo Stato a cedere la sovranità di cui è titolare unico il popolo italiano. L’art. 11 non è, in altre parole, una norma che impone cessioni attraverso le quali si possano sopprimere o derogare la Costituzione e le sue direttive programmatiche su economia, società e lavoro. Nessuna adesione ai trattati internazionali può giustificare tale deroga e tali soppressioni.

Eppure, sappiamo che è accaduto. L’illegalità costituzionale dei trattati europei e di qualsiasi altro trattato internazionale che implichi cessioni di sovranità deriva da questa considerazione, e cioè dall’idea che si è usato e abusato dell’art. 11 per giustificare un’erosione di sovranità e un indebolimento della democrazia popolare, onde perseguire finalità estranee alla Carta, e spesso persino a essa contrarie.

Ma – ripeto – l’art. 11 non può in alcun modo essere utilizzato come una sorta di back door per smontare la carta e sterilizzarla nelle parti “scomode”. L’art. 11 è un’enunciato simbolico, ovvero, per dirla con Balladore Pallieri, una «linea di politica estera» che semmai impegna i Governi a rispettare quelle limitazioni di sovranità nazionale nei rapporti con gli altri Stati in un contesto internazionale onde preservare la pace, e che certo però non legittima in alcun modo intromissioni e intrusioni esterne sulla sovranità interna, che semmai viene regolata attraverso i meccanismi democratici previsti dalla stessa carta; quei meccanismi che oggi sono quasi del tutto posti nel nulla, in virtù delle illegali cessioni di sovranità operate per mezzo dell’art. 11 Cost. 

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