Target UE: impoverire (ancora di più) l’Italia. Ecco cosa ci chiede

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L’Unione Europea (UE) non è quella che vorrebbero farci credere: un giardino fiorito, dove tutti si vogliono bene e dove ognuno fa di tutto per aiutare il prossimo. l’Unione Europea, come qualsiasi costrutto sovranazionale, al di là dei preamboli retorici, è nata su precisi presupposti ideologici e su altrettanto specifici obiettivi, ed è informata ai rapporti di forza tra gli Stati che la compongono, sicché tutte le decisioni che vengono adottate sono prese in ragione di questi rapporti di forza.

Sperare in questo contesto che l’Unione Europea possa davvero esprimere un approccio di solidarietà e di comunanza con i paesi che hanno difficoltà economiche è una pia illusione (o meglio ridicola propaganda). Più volte la UE ha dimostrato l’esatto contrario, e più volte lo hanno dimostrato i suoi membri più qualificati come la Francia e, soprattutto, la Germania. In Europa, quelli che qui in Italia ipocritamente chiamano “alleati”, in realtà sono spietati competitor a livello economico e politico, e cioè poli nazionali che esprimono interessi economici quasi mai coincidenti con quelli italiani, sicché qualsiasi politica che viene adottata a livello europeo rispecchia e proietta questa “competizione” quasi sempre a nostro danno e sfavore.

Ciò è dimostrato proprio recentemente con la minacciata procedura d’infrazione per debito eccessivo, che verrà decisa proprio dagli Stati UE, nel prossimo Ecofin. Se l’Unione Europea fosse stata un’organizzazione solidale, non solo non avrebbe mai promosso alcuna procedura d’infrazione, ma addirittura si sarebbe seduta intorno a un tavolo con l’Italia per capire esattamente quali avrebbero potuto essere le soluzione adottabili per permettere al nostro paese di uscire dalla ormai perenne depressione economica (che – ricordo – ha una sua ragione nella stessa esistenza dell’euro e nella sconfessione politica del modello economico costituzionale), mettendo in campo tutte le risorse necessarie perché l’obiettivo venisse raggiunto. Questo farebbe una UE solidale, e invece il target UE è ben diverso. Ed è esattamente l’opposto: impoverire il nostro paese, perché in un contesto nel quale contano i rapporti di forza, l’obiettivo principe della sovrastruttura è favorire i competitor più forti a danno dei più deboli. Abbiamo visto la premiere in Grecia, e ora lo stesso brutto film lo si vorrebbe replicare in l’Italia (e in realtà ci avevano già tentato nel 2011).

Non ci credete? Proprio recentemente il Consiglio dell’Unione Europea ha rilasciato una raccomandazione che, per come è stata puntualizzata, sembra essere stata dettata da un’incauta assunzione di acido lisergico, tanto è fuori dalla realtà e dal buon senso. Ma come ho detto: in Europa i valori portanti sono i rapporti di forza tra i paesi membri, sicché tanto insensata non è se si utilizza questo parametro, che peraltro è da sempre quello utilizzato per definire il costrutto europeo.

Di questa raccomandazione ce ne dà conto Franco Bechis su Il Tempo (ripreso qui da Italia Oggi), ed è davvero surreale nei contenuti. Ebbene, secondo i “guardiani dell’euro”, l’Italia dovrebbe tornare indietro nel tempo, alle leggi del Governo Monti, e precisamente al “Salva-Italia” di fine 2011 (che più che salvare l’Italia, salvò l’euro), il quale rappresenta il rimpianto modello, tanto caro all’Eurocrazia drogata di austerità ordoliberista.

Eccoli dunque che vorrebbero l’attuazione completa della Legge Fornero sulle pensioni (e dunque niente quota 100), perché, in fin dei conti, è giusto che una persona lavori fino a schiattare (in quanto non deve pesare sulle nuove generazioni). E poi, naturalmente, il ripristino della patrimoniale sulla prima casa, con una opportuna rivalutazione delle rendite catastali (al rialzo naturalmente), perché giustamente gli italiani sono troppo ricchi e le proprietà devono essere ridotte e possibilmente concentrate in mano a pochi (e sul punto la sintonia con le banche d’affari è tanto puntuale quanto poco stupefacente).

Ma non basta. I signori dell’euro vogliono anche il sangue vivo. Eccoli dunque che “raccomandano” l’aumento dell’IVA: l’Italia troppe volte ha rimandato l’inevitabile (clausole di salvaguardia). E’ giusto che vengano colpiti i consumi, perché così i risparmi che gli italiani si ostinano a mettere da parte, vengano meglio e più velocemente erosi: il debito privato deve essere il loro unico signore e padrone. Peraltro, non solo l’IVA dovrebbe essere aumentata per i beni di “lusso”, ma dovrebbe esserlo per tutti i beni, compresi i beni di prima necessità.

Richieste folli che un paese normale rispedirebbe al mittente con sdegno, e che anzi determinerebbero l’uscita immediata dalla prigione europea. Del resto, quando un sistema internazionale si rivela pernicioso e pericoloso per gli interessi nazionali, per la tenuta democratica e costituzionale del paese e per la sua economia, non è sano rimanerci, a meno che l’obiettivo non sia proprio quello di piegarci per spolparci con maggiore comodità.

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