Sovranismo. Punto e a capo

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La crisi di Governo ha fatto venire al pettine parecchi nodi e una dura realtà: il governo “gialloverde” era sovranista quanto lo è oggi il più fedele burocrate eurocratico. E non mi riferisco solo al M5S che ha certificato non solo la propria inconsistenza, la propria incapacità politica a governare e persino la propria fumosità su Patria e sovranità, ma anche ai leghisti, che hanno dimostrato ancora una volta – quanto meno a livello di classe dirigente – di avere a cuore gli interessi del solo Nord e non già dell’Italia intera. Altrimenti, altro che autonomismo differenziato: da loro avremmo avuto minibot, robuste politiche per rafforzare occupazione, sviluppo industriale e welfare, nel solco della Costituzione del 1948.

Ora la palla passa al probabile governo “giallorosso”. E qui il sovranismo lo vedremo al cannocchiale. Se il M5S non è mai stato sovranista e anzi oggi vuole mostrare ansiosamente quanto sia l’esatto contrario, con l’asse PD-LEU di supporto (la formula è ancora da decidere: appoggio esterno o Governo full immersion) le istanze sovraniste saranno praticamente azzerate. Mentre di contro, è probabile che con questo ipotetico Governo, avremmo politiche supply side green, ius soli e tante altre “belle” cosette che aiuteranno sì l’Italia, ma a dissolversi come nazione e come Stato sovrano industrialmente progredito.

La Costituzione ormai è chiaramente ignorata; viene usata solo per impedire il voto e le giuste elezioni quando queste servono per dirimere il bandolo della matassa, e mai per le cose per le quali è stata scritta: tutela del lavoro e della piena occupazione, tutela della famiglia naturale, tutela dell’interesse nazionale e della piena sovranità italiana, che implicano nessun asservimento e nessun vincolo esterno che decida chi e cosa dobbiamo fare nel nostro paese.

Il sovranismo, quello vero, quello che vuole il ripristino della legalità costituzionale, ha subito un arresto, ma non è certo morto. Nella storia che narra la riconquista della sovranità nazionale, siamo semplicemente al punto e a capo. Dobbiamo ricominciare, ben consapevoli che oggi la strada è in ancor più in salita. Ricordiamoci infatti che la malattia quando viene parzialmente sconfitta, rischia di tornare più virulenta, qualora venga malcurata. Ed è ciò che sta accadendo con l’eurismo: è stato parzialmente curato, ma oggi rischia di ritornare ancora più virulento, perché le forze sovranazionali e gli interessi franco-tedeschi, avendo ripreso forza, cercheranno di impedire che, nel nostro paese, forze politiche autenticamente patriottiche riescano a ottenere nuovo consenso.

Bisogna riprendere in mano la situazione al più presto, coagulando idee e progetti intorno a tutte quelle istanze di ripristino della legalità costituzionale, senza divisioni, personalismi e senza l’ingombro di partiti il cui scopo non è il ripristino della legalità costituzionale, ma la sopravvivenza “colonica” dentro il gabbio europeo. E’ un passo difficile, ma è l’unico che davvero può portarci fuori dal tunnel in cui l’Italia s’è cacciata e che sembra non avere mai fine.

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