Perché l’Italia rischia il baratro

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Non ci sono dubbi. Le prospettive politiche emerse in questi ultimi giorni sono particolarmente funeree e deprimenti per il nostro paese e per le sue precarie condizioni economiche e sociali. Il cosiddetto “ribaltone” politico che sta emergendo in Parlamento rischia infatti di rispecchiare una “maggioranza” che non ha riscontro nella società civile e nei sentimenti politici prevalenti degli italiani, tradendo così (ancora una volta) le loro aspettative evidenziate sia nelle elezioni politiche del 2018, sia nelle recenti elezioni regionali e infine nelle elezioni europee.

E che non mi si venga a parlare di “parlamentarismo”, perché questa giustificazione potrebbe anche legittimare formalmente la nascita di una nuova maggioranza di Governo, ma è appunto una legittimazione formale inserita in un contesto nel quale il parlamentarismo definito nella nostra Carta è stato profondamente alterato da riforme costituzionali e istituzionali che lo hanno nei fatti sterilizzato (qui).

Vediamo dunque le criticità che potrebbero realizzarsi, qualora non si restituisca la parola a popolo italiano nel più breve tempo possibile.

  • Politica economica. Con la scusa dei vincoli di bilancio UE e con l’ideologia perniciosa che a ogni investimento o azione dello Stato debba corrispondere una copertura, le politiche espansive (se mai ci saranno) rischiano di essere solo cosmetiche. Dunque, al netto di un moderato deficit aggiuntivo opportunisticamente concesso dall’eurocrazia per ragioni di consenso politico del futuro Governo, il rischio potrebbe concretizzarsi in un aumento delle tasse (soprattutto quelle indirette) per coprire spese che verrebbero depotenziate nel loro impatto economico, ovvero l’esatto contrario: un abbassamento delle tasse al quale però corrisponderebbe un taglio del welfare, perché solo i ricchi possano permettersi certi servizi.
  • Immigrazione. Apertura delle frontiere senza se e senza ma, in nome del globalismo. I confini verrebbero di fatto cancellati. L’impatto economico e sociale che questa immigrazione di massa economica avrebbe sul nostro già asfittico tessuto produttivo sarebbe fatale, soprattutto per la presenza dei vincoli di bilancio e la sostanziale assenza di una redistribuzione degli immigrati fra i paesi UE, che era un punto qualificante del Governo “gialloverde”, ma che in un prossimo futuro rischia di svanire nel nulla.
  • Famiglia. Rischiano di andare in porto riforme che minerebbero fin dalla base la famiglia naturale ex-art. 29 Cost. La disgregazione della famiglia naturale – ricordo – è un punto dell’agenda globalista e neoliberista, perché è attraverso la sua disgregazione che si arriva alla dissoluzione della coesione sociale, della solidarietà intergenerazionale e degli Stati nazionali. 
  • Opinioni. Ecco che potrebbero rispuntare in Parlamento quelle proposte miranti a rafforzare i reati di opinione su certe tematiche “sensibili”. In particolare, ci si riferisce a quelle proposte che mirano a inglobare nel concetto di razzismo e fascismo qualsiasi opinione che sia contraria alle tesi globaliste e liberal su immigrazione, famiglia e sovranità nazionale.
  • Cittadinanza. Connesso all’immigrazione, ecco che potrebbe tornare in auge lo ius soli (qui), e cioè la cittadinanza facile acquisita per nascita e/o cultura. La ragione che spinge verso questa riforma della cittadinanza è abbastanza chiara: modificare velocemente il tessuto socio-economico del paese e attenuare il senso di appartenenza e l’identità storica e culturale di un paese. Lo scopo rientra ancora una volta nell’agenda globalista che mira alla destrutturazione degli Stati nazione.
  • Legge elettorale. L’attuale legge elettorale è pessima, ma potrebbe emergere il rischio che se ne studi una nuova finalizzata a vanificare il consenso delle opposizioni, per favorire in questo modo le aggregazioni “contro”. Per esempio introducendo un sistema elettorale maggioritario a doppio turno (anche misto), che ucciderebbe il processo democratico, favorendo la cosiddetta conventio ad excludendum.
  • Riforme costituzionali. Un ultimo e non meno importante rischio è la realizzazione di un’ipotetica riforma costituzionale che indebolisca la democrazia attraverso il taglio dei parlamentari e l’abolizione del bicameralismo perfetto, sulla scia della fallita riforma del 2016, ma oggi con maggiori chance di riuscita, qualora la maggioranza riuscisse ad aggirare il pericolo del referendum costituzionale.

Questi i punti qualificanti, che sono tutti strettamente connessi tra di loro. Immigrazione, deflazione salariale, vincoli di bilancio, famiglia, libertà di opinione, cittadinanza, sistema elettorale e riforme costituzionali non sono infatti argomenti indipendenti gli uni dagli altri, ma – come spesso si è evidenziato in questo blog – rappresentano ognuno un lato dello stesso prisma che rientra nel progetto malthusiano di demolizione degli Stati nazione, basati sulle Costituzioni sociali e democratiche, per favorire l’affermazione di un governo sovranazionale neoliberista, dominato dalle élite detentrici dei grandi capitali finanziari.

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