Nuovo Governo. Perché s’ha da fare (per loro)

Il Governo si fa o non si fa? Ancora non è ben chiara la situazione. Fino all’ultimo è possibile che muoia nella culla (e io me lo auguro) e si vada a giuste elezioni, ma gli interessi sono talmente tanti in gioco e le pressioni estere sono talmente potenti, che mi sento di essere pessimista: il Governo si farà. Costi quel che costi. Le ragioni sono state già ampiamente dette. Ma è certo utile ribadirne almeno quattro.

Finanziaria 2020. C’è chi pensa che sarà una manovra “assassina”, e cioè austera, improntata al rigorismo di bilancio, in ossequio al Fiscal Compact; del resto, ci sarebbero le clausole IVA da disinnescare e nessun Governo si è guardato bene da buttarle nel cestino della spazzatura, come si converrebbe a un Governo che tiene alla sovranità democratica. La mia idea però è che non sarà proprio tale. E ciò è anche abbastanza intuibile: quando è caduto il Governo gialloverde e i grillini hanno stretto una nuova alleanza con il PD, dall’Europa hanno brindato e sul fronte delle regole di bilancio si sono mostrati più elastici e possibilisti. Sicché, non è detto che Bruxelles, per battezzare bene il nuovo Governo (e per non metterlo in difficoltà), nei prossimi mesi non si renda maggiormente disponibile a concedere maggiore margine di movimento. Il che dimostrerebbe ancora una volta che le regole si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici.

Elezione del Capo dello Stato. Indubbiamente, un forte collante che potrà tenere unito questo Governo, tanto da fargli sempre trovare i voti in Parlamento per non cadere, sarà l’elezione del Presidente della Repubblica, che avverrà nel 2022. E’ infatti chiaro e inequivocabile che si dovesse andare a elezioni nei prossimi mesi o fra un anno, il prossimo Capo dello Stato verrebbe eletto con i voti determinati della Lega. A meno che la Lega, intanto, non crolli nei consensi e dunque riprendano quota i partiti oggi destinati a governare. L’idea comunque è quella di collocare al Quirinale un uomo del centrosinistra.

Fedeltà alla UE. L’obiettivo è chiaro: un Governo italiano non può essere nemmeno tiepidamente scettico sull’Unione Europea. Il che rende bene l’idea del perché Bruxelles, Parigi e Berlino stiano spingendo quanto più possibile perché questo Governo nasca e amministri l’Italia per almeno i prossimi tre anni. Soprattutto perché ci sono alcune riforme cruciali da approvare, come la riforma del MES, che obbligherebbe l’Italia a contribuire, ma del quale l’Italia non potrebbe usufruire, se non una previa pesante ristrutturazione del debito pubblico (tradotto: Troika). Anche se sul punto v’è da dire che le posizioni della Lega, qualora si andasse a elezioni e prevalesse il partito di Salvini, non è che sarebbero molto diverse in fatto di fedele adesione all’Unione Europea e all’euro. Nel senso che la Lega, per quanto moderatamente euroscettica, non metterebbe mai in discussione l’euro e l’Unione Europea, per le stesse ragioni per le quali non le mettono in discussione gli altri partiti italiani.

Immigrazione. Un capitolo estremamente delicato. Il popolo italiano, votando Lega alle politiche, alle regionali e non in ultimo alle europee, ha dimostrato in modo chiaro e inequivocabile che non vuole politiche migratorie lassive. Vuole politiche migratorie rigorose, selettive e capaci di selezionare attentamente l’immigrazione economica che, se mal gestita, rischia di creare deflazione salariale e tensioni sociali. Eppure, il prossimi Governo rischia di allargare di nuovo le maglie dell’immigrazione, alimentando la propaganda dell’accoglienza e cercando di far passare proposte di legge miranti a introdurre la cittadinanza facile (ius soli e ius culturae), pluribocciata dagli italiani.

E voi? Secondo voi, il Governo giallorosso nascerà e durerà fino alla fine della legislatura?