L’alterazione della democrazia parlamentare popolare

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Sgombriamo subito il campo: la nostra non è propriamente una democrazia parlamentare. La nostra è semmai una democrazia popolare. La sovranità appartiene al popolo ex-art. 1 Cost. e il Parlamento la esercita solo in forma delegata, e cioè nei limiti della delega (qui), che assume la forma dei principi fondamentali inderogabili, tra i quali vi è il principio lavoristico e l’intangibilità della sovranità. Sicché qualsiasi norma o trattato che violi entrambi (e non solo), è automaticamente illegittima e ripudiabile.

Ma ammesso che, per semplicità, si parli di democrazia parlamentare tout court (ma il parlamentarismo implica che la sovranità appartenga al parlamento e il popolo abbia solo il diritto di eleggerne i membri), tale forma non implica che qualsiasi maggioranza formabile nell’ambito dell’organo legislativo poi sia legittimata secondo l’art. 1 della nostra Carta. Sul punto, si può affermare che tanto è legittima quanto essa corrisponda alla reale volontà del popolo sovrano.

Attenzione, però. Non parlo di legittimità formale, sempre rispettata dalle procedure e dalle prassi costituzionali, quanto di legittimità sostanziale o conformità del corpo legislativo al corpo elettorale. E questa valutazione (sulla conformità) – è noto – è attribuita dalla Carta al Presidente della Repubblica il quale, qualora non la riscontri, ha il potere di sciogliere le Camere ai sensi dell’art. 88 Cost. Lo scioglimento, in altre parole, è strettamente connesso all’accertamento di questa concordanza (C. Mortati, Istituzioni di Diritto Pubblico – più diffusamente qui).

E’ evidente però che nella prassi ormai consolidatasi negli ultimi trent’anni, tale accertamento non sembra essere determinante, sicché qualsiasi maggioranza diventa “buona” purché in grado di esprimere un Governo. E questa prassi si è tanto rafforzata quanto si è rafforzato il vincolo esterno, e cioè la dipendenza della politica e dell’economia nazionale da fattori esogeni e da poteri sovranazionali (UE).

La conseguenza più evidente è che la democrazia disegnata nella Costituzione del 1948 risulta oggi profondamente alterata. E lo è, in primo luogo, dall’affermazione di meccanismi di determinazione dei Governi e delle politiche nazionali che sfuggono al controllo democratico del popolo sovrano; e lo è, in secondo luogo, da alcune discutibili riforme che hanno indebolito la piena libertà del parlamentare.

Dunque, non si aderisce alla tesi secondo la quale ogni maggioranza risulta buona finché potrà esprimere un Governo purchessia. Non sembra essere questo lo spirito della democrazia popolare espressa a chiare lettere nella nostra Costituzione.

Foto di Camera dei DeputatiLicenza

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