Jens Weidmann sarà il liquidatore dell’euro?

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Il nostro Governo dirà sì a Jens Weidmann alla presidenza della BCE. Diciamo che potrebbe persino andarci “bene”. Weidmann, infatti, è un falco. E’ un ordoliberista ortodosso, di quelli che ritengono che monetizzare i debiti degli Stati sia profondamente sbagliato (schuld = colpa = debito). E non solo: Weidmann non ha mai visto di buon occhio l’OMT promesso da Draghi, e per anni ha criticato le politiche della BCE di allentamento quantitativo. Ora rischia concretamente di diventarne il Presidente, e dunque di archiviare definitivamente questo strumento. Ciò nonostante le indiscrezioni recenti, diffuse anche dai giornali italiani, che dipingono Weidmann come possibilista sulla figura di una banca centrale nel ruolo di lender of last resort.

Ma è chiaro che sono solo (pie) illusioni. Solo una volta eletto si capirà esattamente come Weidmann intenderà definire la politica monetaria della Banca Centrale Europea, e molti osservatori credono che la sua sarà una politica assolutamente rigorosa e improntata ai nein. L’OMT, del resto, è stato reso inutile dalla sentenza di Karlsruhe, che impedisce a Bundesbank di parteciparvi se illimitato: ma se non è illimitato non serve. Peraltro, lo scorso autunno, è stato reso inaccessibile all’Italia, attraverso la riforma dei criteri di accesso ai prestiti ESM, oltreché indesiderabile attraverso la previsione di una preventiva ristrutturazione del debito ad arbitrio dall’ESM stesso. Per giunta ora – come lo stesso Weidmann pare affermare – per quanto l’OMT sia uno strumento che si è rivelato utile (per chi?), è comunque da “maneggiare con cura”. Cosa significhi questo “da maneggiare con cura” è facile intuirlo: significa che sì, lo strumento è nelle dotazioni della BCE, ma per ora verrà lasciato nello sgabuzzino degli attrezzi.

Dunque per noi è quasi un “vantaggio”, anche se di primo acchito potrebbe non sembrarlo. Lo è perché solo una doccia ghiacciata potrebbe risvegliare gli italiani dal torpore della droga eurista e ordoliberista. E in particolare risveglierebbe chi ancora spera che Weidmann o Draghi (nelle ultime settimane di presidenza) rilancerà il QE. Non accadrà, perché fondamentalmente l’euro è morto, e qualunque misura atta a resuscitarlo richiederebbe un “sacrificio” che la Germania non intende sopportare (soprattutto con gli USA, che non vedrebbero di buon occhio una svalutazione dell’euro sul dollaro, aprendo in questo senso a una possibile guerra valutaria). Senza contare che la Germania, nei fatti, ha già ottenuto quello che voleva: una buona parte dei nostri capitali tramite Target 2 e la deindustrializzazione del nostro paese. Dunque è arrivato il momento di chiudere le serrande (controllo movimenti di capitali) e che ognuno si arrangi con quello che ha. Weidmann più che preservare l’euro verrà – si spera! – per liquidarlo.

Certo non sarà una cosa immediata. Non sarà un passaggio dal giorno alla notte repentino, ma sarà dissolvente, lento e richiederà comunque fasi traumatiche per il nostro paese (a partire dalla segregazione dei capitali, che verrà fatta o da Weidmann o da chi verrà dopo Conte). E tutto, mentre gli ordoliberisti nostrani si prepareranno all’assalto definitivo alla Costituzione del 1948 nelle sue direttive fondamentali: istruzione e sanità gratuita; i capitoli di maggiore spesa statale e quelli che ancora oggi garantiscono livelli di benessere decenti per i cittadini. Quelli che i neoliberisti vorrebbero privatizzare per neutralizzare la democrazia popolare e ripristinare quella tanto agognata pseudo-democrazia ottocentesca di stampo liberale (dove ognuno gode dei diritti civili e politici in ragione delle proprie disponibilità economiche). Ed è allora che il patriottismo costituzionale dovrà emergere per difendere la Carta da quegli assalti, che saranno certamente improntati a una ragionevolezza apparente, ma che in realtà si faranno forza degli enormi vantaggi derivanti dal ripristino della moneta sovrana (la Lira) per mirare a un solo scopo: neutralizzare la Costituzione del 1948 nei suoi principi qualificanti quali sono la tutela del lavoro e del risparmio.

 —  Articolo scritto con il contributo di @Musso__

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