Il Governo del Popolo faccia il Governo del Popolo!

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Non c’è nulla da fare. Hanno approvato una mozione sui minibot, e poi nulla. Nemmeno uno straccio di disegno di legge. Bisogna aspettare la flat tax, e poi bisogna aspettare la prossima manovra finanziaria. E bisogna aspettare che Draghi, prima di lasciare la poltrona della BCE, ci conceda il QE nuovamente (pia illusione). Poi cosa? Cosa bisognerà aspettare per iniziare una manovra di uscita dalla gabbia o semplicemente una politica economica che non si faccia con il bilancino, ma con i principi costituzionali – quelli veri, quelli sanciti nella prima parte della carta? Che cada a pezzi il paese?

La verità, ancora una volta, è quella che vi ho delineato in questi ultimi tre/quattro mesi: non c’è nessuna strategia di uscita dalla moneta unica. Non c’è nessuna intenzione di opporsi all’estabilishment eurista che soffoca le nostre istituzioni. Non esiste nessuna volontà di far cambiare il passo al nostro paese. Gli unici obiettivi che veramente contano – nonostante il 17% – sono autonomismo, riduzione del numero dei parlamentari e una flat tax che, onestamente parlando, servirà solo per giustificare l’aumento dell’IVA, perché – come ben sapete – la tovaglia è troppo corta, e all’appello mancano più o meno 30 miliardi.

D’altro canto è chiaro, chiarissimo, che Lega e M5S tradiscono la scarsa intenzione di voler davvero andare allo scontro con Bruxelles. Diversamente avrebbero tolto dalla variabile governativa, i due ostacoli più grandi: Tria e Moavero. Sarebbe (stato) sufficiente un voto di sfiducia, come si faceva ai bei tempi andati, quando se alla DC non andava più bene il Governo da essa stessa formato, lo affossava con un bel voto di sfiducia o costringeva alcuni suoi ministri a dimettersi. Il voto, o la semplice minaccia del voto, obbligherebbe a rimpiazzarli con tre uomini di peso politico o comunque sicuramente anti-euro (e l’ipotesi del solo Bagnai agli AAEE serve a poco, perché il vero ministero di peso è il MEF). E invece si continua con loro e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi: atteggiamenti troppo timidi contro l’eurocrazia che ci vuole sanzionare per quanto? Mi pare uno sforamento del 0,06% di deficit o qualcosa di simile, peraltro fatto negli anni precedenti al 2018. Roba che evidenzia una palese strumentalizzazione politica dei vincoli UE, atteso che nessun altro paese finora è stato mai sanzionato per debito eccessivo.

Insomma, se questa è la prospettiva, la strada appare palesemente tracciata. Non solo non usciremo oggi, ma non usciremo nemmeno domani. Non usciremo mai, perché la strada dell’atteggiamento conciliante con i burocrati, è la strada perdente, come si è palesemente dimostrato con la manovra al 2,04%. E certo non si potrà dire il contrario, offrendo in prova i risultati europei, i quali, in verità, sebbene abbiano portato la Lega al 34% dei consensi, sono paradossalmente indicativi (anche per l’esperienza renziana) della futura tendenza, che non sarà affatto in crescendo qualora la Lega non decida di sterzare decisamente verso un più concreto euroscetticismo e un più convinto scontro con Bruxelles, rimettendo in gioco i ministeri chiave del Governo e lo stesso ufficio della Presidenza del Consiglio. Questo significa semplicemente che se le politiche sono quelle solite portate avanti in questi anni, e cioè di sostanziale “sottomissione” all’asse Berlino/Bruxelles, il risultato sarà ineluttabile: un crollo fragoroso dei consensi in pochi mesi e il trappolone che scatta inesorabilmente.

E a quel punto, minibot e italexit saranno solo aspirazioni velleitarie di pochi, mentre il sistema paese verrà smontato pezzo per pezzo, per essere svenduto al miglior offerente. Banche e industrie, ma anche la nostra sanità, sulla quale si preme da anni perché venga privatizzata, e poi l’istruzione. Insomma, detto francamente: o qui il Governo del popolo fa davvero il Governo del popolo e si mette in testa di attuare manovre e strumenti che siano idonei ed efficaci per neutralizzare l’assalto eurocratico (minibot, misure antispread e sostanziale argine costituzionale a Fiscal Compact e regole UE), oppure tanto vale chiudere baracca e burattini e passare la patata bollente a chi vorrà assumersi la responsabilità di fare l’ennesima manovra recessiva che porterà il paese verso l’orgia neoliberista, che molti, forse troppi, attendono ormai da anni.

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