Gli inglesi mollano le leggi europee e preparano il no deal

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Boris Johnson sta mantenendo la promessa: scaricare l’Unione Europea. Ancora una volta gli inglesi dimostrano di essere avanti a tutti, capendo che il mostro eurocratico è non solo un pericolo per la democrazia, ma è anche un danno per l’economia inglese. Eccoli, dunque, prepararsi per il no deal.

Salvo imprevisti e ostacoli, faranno un grande “ciaone” all’Eurocrazia a ottobre. Già in questi giorni, il ministro per la brexit ha firmato la legge che abroga l’obbligo di recepimento della normativa comunitaria nell’ordinamento giuridico inglese. Un passo significativo che dimostra la fermezza di Johnson di arrivare in tempi brevi al distacco definitivo.

Naturalmente i media europei tutti (compresi i nostri) stanno lì ad affannarsi per dimostrare che gli inglesi subiranno chissà quale cataclisma. C’è da sbizzarrirsi. Dalla penuria di medicine, alla mancanza di cibo nei supermercati. Con le sette piaghe d’Egitto, il quadro della propaganda anti-brexit sarebbe tanto completa quanto il top del ridicolo.

E mentre da noi si tifa no-brexit (o meglio, le élite euriste tifano così), sostenendo che gli inglesi si stanno cacciando in un guaio (non è mai un guaio riaffermare la propria piena sovranità), Johnson ha già interloquito con Trump. Che naturalmente ha garantito il massimo appoggio alla Gran Bretagna in caso di no deal. Con tanti saluti alle sette piaghe d’Egitto.

Vi confesso una punta d’invidia. Da noi, si lavora per rafforzare l’eurismo ideologico e dunque le sbarre della prigione franco-tedesca. Caduto (I presume) il Governo “gialloverde” (comunque profondamente deludente sul piano delle politiche europee), il nuovo governo “giallorosso”, già battezzato “Ursula”, sarà ancora più filo-UE del precedente. Mai come oggi l’Italexit appare un’eventualità remota e lontana.

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