La perdita di sovranità

Questo post non è stato pubblicato originariamente su Il Petulante, ma fa parte di Il Jester Blog, chiuso il 22/10/2012. Ai fini della preservazione degli articoli più interessanti e di attualità di questo blog, ne viene qui pubblicata una selezione.

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TLa nostra Costituzione è chiara: la sovranità italiana appartiene al popolo italiano. E non ad altri. Lo Stato è solo l’apparato per mezzo del quale il popolo esercita la propria sovranità. Sicché, accettare l’idea che l’Italia aderisca pienamente a un superstato europeista, è fuori dall’ipotesi costituzionale, che peraltro prevede solo dei limiti alla sovranità nazionale (v. art. 11 Cost.), e non già cessioni della sovranità nazionale, di cui i governi degli ultimi venti anni si sono macchiati, complice pure una giurisprudenza costituzionale che ha interpretato estensivamente questa norma, fino a ricomprendervi anche le sovrastrutture europee, affatto contemplate nell’articolo 11 (nato per garantire l’adesione dell’Italia all’ONU).

Eppure – sappiamo – vi è stato un secondo tentativo che ha di fatto legittimato poi le cessioni di sovranità alla UE, operando una manipolazione intollerabile sulla nostra Carta Fondamentale. Tutto parte, però, da lontano, e cioè da un contrasto giurisprudenziale, che si snoda in un arco di circa trent’anni, sul rapporto gerarchico tra le fonti interne e quelle europee.

Senza ripercorre l’intero processo, la giurisprudenza costituzionale giunse a conclusione che il diritto interno deve cedere, e cioè deve essere disapplicato, davanti al diritto europeo. Una rivoluzione copernicana nella gerarchia che è stata la vera e prima mazzata alla nostra sovranità. Che poi venne costituzionalizzata attraverso la modifica di cui all’art. 117 Cost. (grazie al governo di centrosinistra):

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Eppure tutto ciò, in realtà, non basta per legittimare gli Stati Uniti d’Europa. La nostra Carta, seppure sfregiata dalla formula dell’art. 117 Cost. e da un’indebita interpretazione estensiva dell’art. 11 (che – ricordo – si riferiva solo all’Organizzazione delle Nazioni Unite, non contemplando peraltro cessioni di sovranità, ma solo limitazioni), rimane comunque un ostacolo insuperabile a una cessione completa della sovranità nazionale, anche se oggi, se ne parla pochissimo, soprattutto dopo quanto è accaduto l’anno scorso con le dimissioni di Berlusconi a causa dello spread, e oggi, dopo l’approvazione della vergognosa legge sul pareggio di bilancio, sotto il Governo Monti!

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