FCA-Renault. L’assenza del Governo sulla (fallita) fusione

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Alla fine il matrimonio non sa più da fare. Così ha deciso FCA. Niente fusione con Renault. La ragione – a quanto pare – è data dalle condizioni politiche non proprio ottimali. E che queste riguardassero le richieste di garanzia del Governo francese, su alcuni punti tra i quali la fissazione del quartier generale della nuova società a Parigi, vi sono pochi dubbi.

Ma non è tanto questo il punto: onestamente del matrimonio FCA-Renault mi sarebbe interessato poco se non fosse che FCA detiene una serie di marchi storici italiani (Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Maserati) e alcune aziende di assemblaggio di autoveicoli in Italia, quanto della completa assenza e del disinteresse del nostro Governo rispetto sia alla vicenda e sia a un piano industriale strategico nel settore automotive (e non solo). Intendiamoci: questa assenza è cronica e non riguarda esclusivamente il governo gialloverde, ma tutti i governi precedenti (da anni del resto, non abbiamo più una politica industriale di Stato). Eppure, l’assenza di questo Governo brucia di più, perché l’allenza pentaleghista si è proposta ai cittadini come il “Governo del Cambiamento”. Dove poi sia questo cambiamento, ancora non è dato saperlo.

La stizza, dunque, sta nel fatto che se il matrimonio si fosse fatto (e non è detto che in futuro si faccia), il nostro Governo sarebbe restato a guardare, continuando a chiacchierare di quota 100 e reddito di cittadinanza, come se queste due mezze misure (una delle quali – il reddito di cittadinanza – è solo l’ennesima cosmesi sociale di stampo neoliberista), fossero davvero determinanti per stimolare la crescita, e non anche, invece, un solido piano industriale o una pianificazione strategica occupazionale che coinvolgesse anche la presenza dello Stato in un comparto tradizionale dell’economia italiana, quale è quello delle automobili. Come invece avviene in Francia, dove il Governo francese (a prescindere dal colore) ha imposto la sua presenza in diversi settori strategici, compreso quello automobilistico, in ragione di una lunga tradizione interventista dello Stato transalpino nell’economia nazionale per tutelare i suoi interessi (qui).

Devo ammettere che sono rimasto alquanto sbalordito (in negativo). Questo sostanziale disinteresse – che certo non viene smentito dalle scontate dichiarazione di circostanza – potevo aspettarmelo da qualsiasi altro Governo, ma non da questo Governo, che si è accreditato presso gli elettori come un governo “sovranista”. E un simile Governo, non solo avrebbe preteso un chiarimento sull’operazione, ma avrebbe dato mandato al Tesoro di acquistare un pacchetto azionario in FCA, a salvaguardia dell’identità nazionale dei marchi automobilistici e, soprattutto, dei livelli occupazionali in Italia. Ma non abbiamo ancora un simile Governo. Purtroppo.

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Davide MuraAvvocato, patriota costituzionale. Blogger su Primoarticolo.it e Il Petulante.