Crisi di Governo. Ecco perché la Lega rischia la disfatta

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In questa torrida estate, accade quanto ormai era nell’aria da tempo: la crisi di Governo. Eccola arrivare, con Salvini che cerca di staccare la spina, confidando in uno scioglimento delle Camere per poi votare a ottobre. Ma, come sappiamo, tra i desiderata e le elezioni ci passa un oceano.

La sensazione invece è che questa “mossa” leghista alla fine riveli in tutto il suo splendore il trappolone nel quale la Lega è cascata con entrambi i piedi.

Ma partiamo da lontano. In questo anno di Governo, Salvini ha fatto retromarcia su tutto: dal no-euro ai minibot, fino al deficit. Mentre ha cercato di portare avanti, perdendo tempo, le stantie politiche della vecchia Lega: l’autonomia differenziata e quelle politiche economiche neoliberiste che ormai, davvero, non si sa più come spiegare quanto siano inefficienti e pericolose.

La verità è che la Lega non si è evoluta, come qualcuno sperava: nonostante i consensi acquisiti, non è progredita verso un partito di massa nazionale e sociale, con la Costituzione quale unico punto di riferimento. No. E’ rimasta la solita Lega neoliberista e padana, convinta che la ripresa si faccia solo abbassando le tasse, che in un contesto desovranizzato significa demolire il welfare costituzionale.

Davanti a questa Lega, il trappolone non poteva non scattare: e cioè l’isolamento. Un partito nazionale e patriottico, con una visione politica nazionale, sarebbe infatti partito da lontano con le riforme giuste (minibot e abolizione del pareggio di bilancio) per consolidare il proprio dominio politico, e non con le “riforme” nordiste, che non solo hanno incrinato i rapporti con l’alleato (forse il maggiore responsabile per la crisi attuale), ma hanno dimostrato pure un interesse “cosmetico” per il recupero della sovranità nazionale e per le problematiche del sud. 

La verità è che ora la Lega si trova in un cul-de-sac, dal quale è difficile uscirne senza rompersi qualche osso. I tempi della crisi non li deciderà Salvini. E la parlamentarizzazione della stessa già lo dimostra. Le consultazioni non si faranno prima della fine di agosto o i primi di settembre, e tra un tira e molla, tra ipotesi di governi tecnici e governicchi di sopravvivenza, quasi certamente si supererà la data di ottobre (se già non la si è superata). E poi c’è la manovra finanziaria e il pericolo dello scatto delle clausole IVA. 

Insomma, per la Lega questa crisi potrebbe risolversi se non in una disfatta completa in un logorio politico fatale. In qualsiasi modo la si veda, difficilmente avremo elezioni o le avremo subito. Per molti parlamentari, peraltro, l’idea di chiudere l’esperienza legislativa dopo appena un anno, non è una buona prospettiva personale, dunque prepariamoci alla visione di un film già visto, dove il ruolo della vittima lo impersonerà il partito che oggi ha i maggiori consensi, almeno sulla carta. I vincitori di questa partita, per quanto ci spiaccia dirlo, rischiano di essere tutti, tranne Salvini…

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