Contratto di Governo. La mezza bufala sul debito pubblico da cancellare

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dollaro-usd-euroHa fatto vedere i sorci verdi all’intero estabilishment economico e politico, italiano ed europeo, l’idea dei pentaleghisti di rinegoziare il debito pubblico detenuto dalla BCE. Sembravano tutti impazziti e terrorizzati all’idea che potesse esistere un modo per abbattere debito pubblico, senza dover tagliare e ridurre la spesa pubblica, e dunque che venisse a galla l’inganno che si cela dietro il mantra che per ripartire bisogna risparmiare ed eliminare gli sprechi, ridurre le protezioni sociali, ridurre le politiche in favore del reddito e delle famiglie, e – insomma – demolire lo Stato sociale, a cui consegue la riduzione delle libertà individuali, preludio per l’affermazione definitiva dei governi oligarchici e subordinati ai mercati.

Vero è che la storiella del debito cancellato dalla BCE poi alla fine non era altro che una mezza-bufala. Claudio Borghi lo ha chiaramente spiegato, affermando che in nessuna bozza ufficiale era previsto questo, prevedendosi semmai che il debito pubblico in pancia alla BCE, acquisito attraverso il QE, non venisse computato ai fini del patto di stabilità e nei calcoli del rapporto debito/Pil dei paesi della zona euro. Una cosa completamente diversa: come confondere cipolle e patate. Seppure sia anche vero che Borghi ha parlato di bozze ufficiali e non di quelle non ufficiali. Dunque non è da escludere che quella pubblicata dall’Huffinghton Post sia stata una bozza non ufficiale, magari un’idea buttata giù che però non ha trovato condivisione.

Nella bozza ufficiale pubblicata ieri, comunque, è stato confermato il proposito di cui sopra di richiedere in sede europea che i titoli di stato di tutti i Paesi dell’area euro già acquistati dalla banca centrale europea con l’operazione del quantitative easing (QE) siano esclusi pro quota dal calcolo del rapporto debito-PIL. Una proposta che però – a mio avviso – difficilmente troverà sponda nella Germania e persino nella BCE, perché questo significherebbe riconoscere ufficialmente alla Banca Centrale Europea quel ruolo tradizionale assegnato alle banche centrali nazionali di calmieratrici dei tassi di interesse sul debito pubblico, che per gli eurocrati è quasi una bestemmia keynesiana.

In ogni caso, è indubbio che già per questo passaggio cruciale, il programma di Governo (che comunque presenta molti punti negativi, soprattutto in tema giustizia), offra spunti decisamente interessanti. La presenza delle istanze sovraniste, seppure ben dissimulate nel politichese di cui è infarcito il “contratto” di governo, sono presenti e questo se fa sperare noi, fa certamente imbestialire l’estabilshment; non è un caso che ieri lo spread abbia fatto un sobbalzo in avanti, riportando alla nostra mente per un attimo il 2011 e quel “fate presto”, che ieri è stato ripreso, seppure con parole diverse e con meno enfasi, dai media disgustosamente irreggimentati.

Forse davvero siamo all’alba di un nuovo modo di concepire e intendere le relazioni tra l’Italia e l’Europa. Forse…