Che sia la volta buona?

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Non si capisce esattamente se questo sia un Governo reazionario o rivoluzionario, oppure entrambi. Sta di fatto che il Governo pentaleghista, qualora nascerà – e ormai i dubbi sono pochi – si pone come punto di rottura rispetto ai Governi degli ultimi trent’anni, tutti – chi più chi meno – appiattiti su un europeismo ideologico che nel tempo ha demolito socialmente ed economicamente il nostro paese.

E non è un caso – davvero – che oggi, all’alba del nuovo Governo, tutti i media, ma proprio tutti, l’intera classe politica tradizionale (quella che ci ha governato negli ultimi decenni) e naturalmente i poteri finanziari e l’eurocrazia abbiano un atteggiamento livoroso e denigrante nei confronti di questo Governo e del suo programma politico (alle volte definito statalista, alle volte un libro dei sogni ecc.), dimostrando da una parte il potenziale della democrazia, che non sempre va dove vorrebbero i potenti, e dall’altra quanto questa, comunque, sia fragile, tanto che basta uno spread qualunque per vanificarla.

Non posso sapere con certezza se il Governo messo in piedi da Salvini e Di Maio farà davvero tutto ciò che ha promesso, o se ne farà una buona parte oppure nulla. Ma è chiaro che se da una parte questo Governo in fieri abbia creato livore, paura e odio (basta affacciarsi su qualsiasi programma TV che parli di politica per intuirlo), dall’altra ha certamente alimentato grandi aspettative nel popolo italiano stanco delle politiche azzerbinate all’Europa e alla Germania. In questo scongiurabile scenario, infatti, se il fallimento lasciasse il segno indelebile della rivoluzione mancata, spalancherebbe inevitabilmente le porte agli euristi di ritorno, che in questa ipotesi non potranno che essere molto più forti di prima.

Questa, dunque, è un’occasione che non può essere sprecata. Seppure sia vero che il programma pentaleghista sia tipiedamente sovranista (e non avrebbe potuto esserlo di più per ragioni legate ai vincoli comunitari inseriti in costituzione), rappresenta comunque un inizio che non può essere in alcun modo buttato alle ortiche, all’inseguimento di un illusorio tutto e subito. Perciò non sono condivisibili le tesi critiche di coloro che affermano che questo programma per quanto presenti alcuni elementi sovranisti alla fine si incardina nel solito europeismo, e che dunque con questa ragione sociale cambierà poco o nulla. Io domando loro: se davvero pensano che non cambierà nulla o che questo sia un Governo fintamente sovranista, perché l’intero estabilshment politico, economico e mediatico gli si è scagliato livorosamente contro, promettendo battaglia senza esclusione di colpi?

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