AAA. Cercasi patrioti per l’Italia

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In questo paese ci sono più allenatori di calcio che calciatori, e ci sono più cuochi che clienti, così come ci sono – immancabilmente – più costituzionalisti che patrioti. Di questi tempi, infatti, è facile leggere e sentire di esperti di costituzione estemporanei, che discettano di meccanismi costituzionali, soprattutto cercando di giustificare l’ingiustificabile: il diniego del voto.

Mancano però i patrioti. Tutti costituzionalisti, senza nemmeno capire quale sia il palese e ineliminabile contrasto tra l’oppressione eurocratica e la nostra Carta, ma nessuno che sia un vero patriota, e dunque un difensore strenuo di questa democrazia bistrattata dalle alchimie di palazzo e dalle pressioni indebite e intollerabili delle potenze straniere.

Eppure ce ne sarebbe davvero bisogno, di patrioti intendo. Di gente che, in tutte le sedi, persegua effettivamente l’interesse nazionale e il bene dell’Italia, anche a costo di rompere con la UE e di mettersi contro alleati e cancellerie straniere. Gente disposta a ingaggiare battaglia politica e culturale contro i poteri forti finanziari e globali che sbucano persino dai tombini, cercando di neutralizzare la legittima sovranità popolare.

E invece nulla. Niente. Nisba. I patrioti sono pochi e sono quasi tutti fuori dal potere che conta. Non hanno peso e influenza, non riescono nemmeno a condizionare le decisioni di una classe politica che, per sopravvivere e allontanare le democratiche elezioni, muta le maggioranze, invocando a giustificazione il formalismo costituzionale. Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi: un paese “prigioniero”, condizionato dal potere finanziario e dagli interessi traversali delle potenze straniere.

La verità è che abbiamo un urgente bisogno di patrioti, di eroi nazionali, di politici che abbiano una visione politica di paese a medio e lungo termine, e che impegnino la loro vita e le loro energie per rendere grande la nostra Patria. Non abbiamo bisogno invece di gente che, per difendere l’arroganza dello status quo, si erge a espertologo improvvisato della Costituzione senza nemmeno capirne lo spirito e il grande impatto democratico.

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