Vi parlo degli italiani con il passaporto, ma senza la “cittadinanza”

italiani-cittadinanza-ius-soliUltimamente, per sostenere lo ius soli si usa la locuzione “italiani senza cittadinanza”. Ciò per suggerire che gli stranieri che vivono nel nostro paese e parlano la nostra lingua (spesso minori), sono italiani a tutti gli effetti ma non nel passaporto. Un’immagine forte e suggestiva, che sicuramente ha indotto molti a ritenere buono il DDL affondato in Senato, poiché l’unico capace – almeno secondo una certa visione politica – di riconoscere il “diritto” alla cittadinanza.

E qui, prima di andare oltre, apro una parentesi. La cittadinanza come “diritto” e non come “status”. La cittadinanza che viene considerata foriera di diritti, altrimenti negati. Ma negati da chi? In Italia esiste una legge sulla cittadinanza che prevede un certo percorso per ottenerla. Nessun diritto con la legge attuale è negato. E a nessun straniero, minore o maggiorenne che sia, viene impedito di diventare cittadino. Semplicemente la legge attualmente in vigore stabilisce un percorso che la legge di “riforma” intendeva rendere più blando. Tutto qui. Dunque se è certo che la legge attuale non nega alcun diritto, è altrettanto certo che la legge che si voleva approvare, non ne riconosceva di ulteriori, bensì stabiliva strade più semplici (e a mio avviso discutibili) per ottenere la cittadinanza

Ma è chiaro che di questo argomento si può parlare letteralmente all’infinito, che difficilmente si caverà un ragno dal buco da chi crede seriamente che la legge morta in Senato fosse un’occasione per rendere il nostro paese più civile. Quasi che la civiltà di una nazione dipenda dalle modalità con le quali si riconosce a uno straniero il diritto al passaporto e non anche da altri parametri ben più indicativi.

Quello che però qui voglio dire (e chiudo la parentesi), è che in realtà, gli italiani senza la cittadinanza non sono tanto gli stranieri che pur parlando italiano non hanno il passaporto del nostro paese, quanto quegli italiani che pur avendo il passaporto ed essendo considerati a pieno titolo “cittadini”, si vedono negare i diritti propri che tutelano la dignità umana, quali il diritto al lavoro, il diritto a una vita dignitosa, il diritto a una famiglia, il diritto a una pensione e a un futuro sereno. Questi sì che possono essere considerati italiani senza la cittadinanza, e senza che vi sia rilievo per il passaporto, perché per loro non è più una questione di certificato anagrafico, ma è una questione di attenzione reale da parte della politica nei loro confronti.

Ecco. Se solo chi governa avesse la dovuta attenzione per gli italiani, che siano cittadini o meno, probabilmente non si porrebbe nemmeno il problema dello ius soli. E dico di più: forse nessuno sarebbe poi così contrario a un iter più veloce per il riconoscimento della cittadinanza formale. E invece oggi si assiste a una contrapposizione indotta tra gli italiani e gli stranieri, alimentata da una visione politica ideologica che mette ai margini i cittadini per perseguire logiche e obiettivi che non riflettono l’interesse nazionale, ma che tendono a soddisfare una visione mondialista e globalista della società, assolutamente perniciosa per la sopravvivenza stessa della nostra nazione. 

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