Venezuela. Il dramma silenzioso che nessuno racconta

Un paese piegato dalla fame, dalla criminalità, dall’oppressione e da un’ideologia politica devastante. Questo è il Venezuela che fu di Chavez (l’iniziatore della distruzione di uno dei paesi indubbiamente più ricchi del Sudamerica) e poi del suo successore, Maduro. Un popolo stremato da una crisi economica determinata dalle politiche scellerate e ideologiche di un “dittatore” che non accetta l’evidenza dei fatti: il socialismo reale porta solo danni all’economia, perché è inefficiente, ideologico e non lascia spazio alla libertà d’impresa.

Ecco dunque che queste politiche economiche e sociali assurde, unite all’arroganza di un governo che si è fatto dittatura, hanno prodotto una crisi, che pochi media in realtà raccontano, in parte perché disinteressati al dramma di questo paese, e in parte perché condizionati ideologicamente.

Venezuela contro FMI e USA

E d’altra parte, è anche vero che il Venezuela, paga lo scotto evidente di una “ribellione” internazionale che lo ha posto contro l’FMI e gli USA. Il che, agli occhi dei comunisti moderni, lo pone fra i paesi eroici insieme alla Corea del Nord e Cuba. E se ciò per certi versi può essere considerato persino “ammirevole”, dall’altra è stata sicuramente una scelta incosciente, anche perché drastica, definitiva e poco disponibile al dialogo. Basta ricordare gli strali di Chavez contro gli USA e la sua odiosa retorica socialista di stampo castrista, per comprendere la follia ideologica che opprime il Venezuela da una ventina d’anni.

Iperinflazione al 700%

I dati economici sono devastanti. Una moneta che è solo cartastraccia (siamo al 700% di inflazione), una scarsità di beni e medicinali degno di un paese del quarto mondo, gente che ammazza per un tozzo di pane, criminalità dilagante e un tessuto produttivo che ormai non esiste più. I venezuelani sono delle vere e proprie vittime di una guerra ideologica che sembra non avere fine, anche per l’arroganza di una classe dirigente che non accetta il fallimento e non si fa da parte.

Il dramma della comunità italiana

Esiste poi il dramma nel dramma, e riguarda la numerosa comunità italiana in Venezuela, letteralmente abbandonata dallo Stato italiano, che poco si interessa del destino dei nostri connazionali nel paese. Ne dà conto la Nuova Bussola Quotidiana in un lungo articolo, nel quale viene fatta la cronaca delle immani difficoltà che vivono gli italo-venezuelani e del disinteresse del governo rispetto al loro destino. Anzi, di più, a quanto riportano le testimonianze, lo Stato italiano paga le pensioni agli italiani che vivono in Bolivia, usando il cambio fisso 1 $/ 10 bolivares, mentre pretende che gli italiani paghino i servizi consolari secondo il cambio variabile DICOM 1$ / 450 bolivares. Sicché, un italiano in Venezuela prende 14 euro di pensione, e per pagarsi il passaporto deve spenderne quattro volte tanto.

A proposito di…

Infine una nota doverosa. Il Venezuela è spesso utilizzato artificiosamente dai neoliberisti, tutto mercato e Stato leggero, per dimostrare il fallimento del sovranismo monetario ed economico. Ma la verità è che il Venezuela dimostra semplicemente tre cosette: in primis, il socialismo reale (questo sì!) è fallimentare, e la storia – sappiamo – ne aveva già dato ampiamente conto. Secondo nessuno sano di mente si sogna di contestare la libera iniziativa economica privata (cosa che invece hanno fatto quei folli di Chavez e Maduro), né si sogna di affermare che basta stampare moneta all’infinito per diventare ricchi e benestanti (e chi lo dice, dice un’immensa idiozia); terzo, il Venezuela non sconfessa affatto l’idea che lo Stato debba avere un ruolo fondamentale come regolatore dell’economia (Keynes). Chi lo nega, o è in malafede, oppure crede seriamente che Adam Smith abbia teorizzato l’idea che il mercato debba essere libero dallo Stato e che esista una mano invisibile che lo regoli.

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