Un governo dimissionario che espelle diplomatici russi. Se non Italia, dove?

diplomatici-russi-governo-espulsioneSiamo all’assurdo. Anzi si va oltre l’assurdo e si infrangono tutte le regole basilari di una democrazia, che in questo caso riguardano i comportamenti e gli atti di un Governo dimissionario che, in quanto tale, non gode più della fiducia del Parlamento e anzi, non è espressione politica di quel Parlamento. E fra questi atti vi è indubbiamente quello di ieri l’altro che vede il predetto Governo dimissionario assumere una decisione di politica estera tanto forte quanto profondamente inopportuna per chi deve curare solo gli affari correnti: espellere i diplomatici di un paese straniero in un contesto geopolitico alquanto delicato e critico come quello che vede coinvolta la Russia e la Gran Bretagna per  il noto fatto dell’avvelenamento della spia russa.

Eppure è accaduto: il Governo Gentiloni che – come abbiamo detto – è in carica solo per gli affari correnti, assume una decisione politica pesante, che un Governo privo della fiducia del Parlamento non avrebbe dovuto in alcun modo prendere e passare semmai al Governo successivo. E mi chiedo sinceramente come sia stato possibile. Non ho una risposta, ma so per certo che questa mossa pare rientrare perfettamente in tutte quelle azioni di politica estera che hanno visto il nostro paese appiattito sulle logiche e gli interessi geopolitici di alcuni alleati, vuoi in alcuni casi gli USA e vuoi in altri (soprattutto in altri) casi, la Germania o la Francia. Mai una volta che il nostro paese abbia agito in perfetta autonomia, assumendo decisioni che guardassero per lo più ai nostri interessi e non a quelli di una qualche altra nazione straniera.

Vero è che comunque sia e qualunque sia l’interesse o la strategia che può essere stata posta a ragione della deprecabile decisione politica, questa non non avrebbe dovuto essere presa da un Governo privo di legittimazione elettorale. Seppure sia altresì vero che, in fin dei conti, essa non è altro che l’ennesima figlia dei dei tempi bui che stiamo vivendo. Di più: esprime, con inclemenza, quel senso di prosciugamento istituzionale e di erosione costante delle istanze democratiche provenienti dal basso, le quali, a loro volta, certificano una verità ineludibile, e cioè che i centri di potere che legittimano certe decisioni, prese a sorpresa e contro il risultato elettorale, non hanno più bisogno di essere legittimate dal corpo elettorale (il cui responso, in pratica, può essere ignorato), essendo più che sufficiente che essere ricevano l’input o il placet, ovvero ancora la legittimazione, da altre fonti, soprattutto di livello sovranazionale. Dunque meravigliarsi sì, ma fino a un certo punto. Purtroppo!