Trump, Comey e il Russiagate. Se l’elefante partorisce il topolino

comey-trump-russiagateMi sa che i democrats e il deep State dovranno inventarsi qualcos’altro per mettere in stato d’accusa il presidente Trump. Comey ieri è stato sentito dalla Commissione d’inchiesta del Senato americano e praticamente non ha detto nulla di veramente “compromettente” nei confronti del presidente USA. Ciononostante, a leggere i media nostrani, ecco che saltano fuori titoloni decisamente fuorvianti, del tipo “Comey inguaia Trump”. “Comey: Trump mi disse di insabbiare”.

Niente di tutto ciò. La deposizione di Comey è stata incredibilmente fumosa e ambigua, e per certi versi persino autolesionista. Non solo Comey non ha accusato Trump di avergli fatto pressioni per insabbiare il russiagate, ma ha pure detto che ci fu solo una richiesta di lasciar perdere su Flynn (di lì a poco licenziato dallo stesso Trump). Una richiesta che non aveva certo l’aria di un diktat, bensì di una preghiera (Comey, si guarda bene infatti dall’affermare che fosse un diktat o un ordine diretto). E’ bene infatti tenere a mente che in USA la obstruction of justice richiede qualcosa di più: un ordine ricattatorio in relazione alla cessazione di un’indagine “scomoda”, seppure sulla questione vi siano parecchie divergenze. C’è infatti chi afferma che il presidente americano abbia il legittimo potere di stoppare le indagini (potere confermato da Comey, su domanda diretta di un senatore).

Comey d’altro canto, ha ammesso di aver passato informazioni sui suoi colloqui con il presidente USA alla stampa americana. E questo sì che è grave, come del resto sottolinea l’avvocato di Trump. Riferire alla stampa di una conversazione riservata con il presidente americano non è certo una condotta salutare per chiunque, ancor meno per chi ha la responsabilità della sicurezza interna americana.

Ieri doveva essere il d-day, come persino io stesso avevo preannunciato, ma a ben vedere, si può affermare con un certo margine di certezza che l’elefante ha partorito il topolino. Comey è risultato davvero poco convincente (in alcuni passaggi ha obiettivamente ridimensionato le indiscrezioni della stampa). Di più, pare che egli non abbia fornito il memoriale sulle sue conversazioni con Trump, e abbia rifiutato di rispondere a ben sette domande della Commissione, come riporta lucidamente Maria Giovanna Maglie sul sito Dagospia.

Insomma, affermare che Comey “inguaia Trump” o addirittura che Trump “è a un passo dall’impeachment” è davvero risibile. Certo, non si può dire che Trump ne esca indenne da questa deposizione, anche perché Comey semina il dubbio sulla correttezza politica e sulla sincerità del presidente, rivendicando addirittura l’indipendenza del FBI rispetto al potere della Casa Bianca (cosa alquanto ridicola, visto che il Presidente USA è il comandante in capo dell’esecutivo dal quale l’FBI dipende), ma è chiaro che tutto ciò non basta per montare un impeachment. Per Nixon ci volle la famosa “pistola fumante”, e cioè la prova regina per avviare la procedura di impeachment (che ricordiamo, non ci fu perché Nixon si dimise prima). Basare un processo politico-giudiziario sulle sole dichiarazioni fumose, altalenanti e ambigue di Comey, sarebbe un suicidio, sia per il democrats e sia soprattutto per i repubblicani. Soprattutto però darebbe un serio colpo di grazia alla credibilità della democrazia americana, che da questa bolla mediatico-politica ha già subito parecchi danni.

In ogni caso, ciò non significa che le dichiarazioni di Comey siano state del tutto inutili. Tutt’altro! Certamente verranno usate, soprattutto per pressare politicamente il presidente e condizionarlo nelle sue scelte politiche future. Un presidente costantemente sotto esame e sotto la lente di ingrandimento, un presidente sul quale viene insinuato il dubbio della correttezza politica e della sincerità, è a tutti gli effetti un presidente debole e ricattabile sotto molti punti di vista. Dunque, i frutti della dichiarazione di Comey si vedranno presto, quando Trump sarà chiamato ad adottare decisioni cruciali sia di politica interna e sia di politica estera.

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© Foto di By Federal Bureau of Investigation (FBI) [Public domain], via Wikimedia Commons
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