Trump alla marcia pro-life per difendere la vita. Mentre da noi invece…

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Il presidente Trump, tanto vituperato e criticato, fa una cosa bellissima: partecipa, seppure in videoconferenza, alla marcia pro-life. Non è roba da poco per un presidente americano (che non vi ha mai partecipato, da quando la marcia venne istituita 45 anni fa), e che già qualche mese fa, tagliò i fondi alle cliniche e alle organizzazioni che promuovono l’aborto dentro e fuori il paese. Un segnale importante, dunque, per i sostenitori della vita fin dal concepimento, che vedono nell’aborto un crimine legalizzato.

La determinazione del presidente è emersa nelle sue parole: «Sempre più americani sono sempre più pro-life. Sotto la mia Amministrazione difenderemo sempre il diritto alla vita», ma anche in atti concreti, di cui uno ho già dato conto, ma che ne vede altri, come quello di attuare il famoso emendamento Hyde (che dal 1976 doveva essere aggiunto ogni anno a leggi di spesa federale), e con l’istituzione di un nuovo ufficio per “la libertà di coscienza e religiosa” per proteggere medici, infermieri e altri lavoratori del settore sanitario obiettori.

Insomma, una rivoluzione copernicana nella governance americana, che non ha purtroppo avuto nessun riverbero positivo qui da noi. Perché se è pur vero che nel programma elettorale del centrodestra, si parla di famiglia e natalità – e ciò è già un fatto estremamente positivo – è anche vero che si tace sui temi etici, come aborto, eutanasia e unioni civili. Quasi che, i disastri combinanti nella passata legislatura dal centrosinistra su questo fronte, non siano strategici nella prossima legislatura. 

Ma questo silenzio forse potrebbe avere anche una sua logica elettorale, se si pensa che in Italia certe tematiche sono troppo divisive e che pertanto, parlarne in campagna elettorale, potrebbe anche avere un impatto negativo sul consenso faticosamente costruito. Ed è questo quello che io personalmente voglio pensare: che si tratti di una strategia elettorale. Speriamo dunque di venire stupidi positivamente, qualora il centrodestra riesca a vincere e governare.