Trump accerchiato. Ecco il procuratore speciale che indagherà su di lui

mueller-trump-indagini-russiagateTrump è un corpo estraneo, e lo è come lo era Berlusconi, qualche anno fa. Ricordate? Indagini della magistratura, scandali a caratteri cubitali sui giornali, dati sull’andamento dell’economia disastrosi e il Cavaliere additato come l’unica causa di quei disastri (come se il fallimento di Lethman Brothers e la crisi dei subprime fossero dettagli trascurabili). Dopo anni e anni di martellamento, tranelli, divulgazioni di intercettazioni, alla fine lo spread, magistralmente orchestrato dai poteri finanziari, è riuscito a farlo cadere. La sinistra poi ha fatto il resto, approvando la legge Severino.

Trump più o meno è nella stessa situazione, solo che siamo in USA e non in Italia. Il Russiagate è l’arma definitiva per far cadere Trump, che certo non è che non stia dando abbondanti pallottole ai suoi nemici per sparargli addosso (il licenziamento di Comey e le presunte rivelazioni di informazioni top secret al ministro della difesa russo), ma è chiaro che queste pallottole non sarebbero sufficienti se non ci fosse una sorta di alleanza occulta tra i democratici e una sostanziosa parte dei repubblicani, i quali da sempre considerano Trump un corpo estraneo e pericoloso per gli interessi dei veri manovratori della politica americana: quell’asse tra i poteri finanziari, i produttori di armi e il deep state, lo Stato profondo americano, un fitto di burocrazia, segreti, interessi inconfessabili e complotti, che al confronto i thriller hollywoodiani sono spettacolini da quattro soldi.

Ora si apre un nuovo capitolo nella guerra totale al presidente americano più detestato in assoluto (persino più di Nixon). Dopo il licenziamento di Comey (un passo falso clamoroso, e di questo ne parlai a caldo nel mio post del 10 maggio 2017, prevedendo che la decisione avrebbe potuto essere un boomerang per Trump), gli avversari politici – incalzati da una stampa americana vendicativa e avvelenata, perché la Casa Bianca non è finita in mano alla sua beniamina – hanno iniziato a premere per la nomina di un procuratore speciale che indaghi a tutto tondo su Trump (Russiagate, ma anche le presunte pressioni su Comey affinché non indagasse). E il dipartimento di giustizia USA li ha accontentati (non poteva fare altrimenti), nominando procuratore speciale, Robert Mueller, un vero mastino, già capo dell’FBI ai tempi di Bush e Obama (e dunque un uomo dell’apparato). Avrà praticamente carta bianca e potrà indagare su tutto: dalle presunte influenze del Cremlino sulle presidenziali a vantaggio di Trump, fino alle presunte pressioni su Comey affinché non indagasse sul Russiagate.

Cosa scaturirà da questa indagine, non ne ho idea. Certo è che se anche non emergesse alcunché di rilevante ai fini della messa in stato d’accusa (obiettivo primario degli avversari politici di Trump), l’indagine e le pressioni della stampa comunque avranno svolto egregiamente il loro compito: mettere sotto pressione il presidente e condizionarlo nelle proprie scelte politiche. Dunque, l’obiettivo politico che prescinde dall’impeachment è logorare Trump, piegarlo alle pressioni del deep state, ammorbidirlo e teleguidarlo politicamente ed economicamente. E in parte questo è già stato ottenuto, viste le decisioni politiche prese da Trump per quanto riguarda la Siria. La guerra delle élite, dunque, non è ancora conclusa, e i colpi di scena sono dietro l’angolo. Vedremo chi la spunterà.

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