Trasformare gli embrioni in gioielli. Fatto!

I bambini oggi si possono letteralmente comprare. Basta avere soldi, ed ecco che si trova disponibile una donna pronta a donare un ovulo e un’altra pronta a gestirlo. E naturalmente aziende pronte a offrire su catalogo i loro servigi per soddisfare (letteralmente) questo desiderio. I bambini sono diventati “cose”, beni di lusso, e come tutti i beni, quelli fallati possono essere rifiutati o restituiti, se non addirittura soppressi (aborto). 

Questo è il delirio consumistico del ventunesimo secolo, dove l’etica e la morale non hanno più alcun valore davanti all’egoismo individuale, pilastro fondamentale del mercantilismo e del consumismo. Che sono – sappiamo – dirompenti soprattutto per le relazioni famigliari, basi fondamentali di una società sana, portatrice di valori positivi, come l’amore, la lealtà, l’identità, la memoria e la cultura. I “bambini-oggetto” rendono la famiglia un concetto effimero, se non addirittura fluido, quando non sorpassato. E i legami fluidi sono utili alle élite per controllare meglio le masse, ormai non più legate da solidi legami famigliari, e dunque più facilmente manipolabili, perché sterili e incapaci di veicolare valori e memoria storica e culturale. In questo quadro, dopo tutto, si incardinano anche le unioni omosessuali. La cui realtà giuridica mina il concetto stesso di famiglia naturale.

L’ultima frontiera di questo degrado è la trasformazione di un embrione, di una vita interrotta, in un gioiello. Ne dà conto Tempi in un articolo di qualche giorno fa. Accade in Australia. Coloro che non vogliono “separarsi” da un embrione inutilizzato (a seguito di una fecondazione assistita), possono trasformarlo in un gioiello da tenere sempre con sé (esistono persino dei cataloghi appositi). Apparentemente sembra una cosa nobile (chi lo fa, spesso ha ragioni emotive per farlo), ma la verità è che questo “feticismo” risponde perfettamente alla decadenza valoriale dei tempi attuali. Perché il problema è a monte, nell’ansia di voler avere un figlio a tutti i costi, nella prepotenza di soddisfare, costi quel che costi, il proprio desiderio di genitorialità, e nel business (ricco) che si è sviluppato intorno a questa ambizione.

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