Terrorismo. Theresa May: se necessario cambieremo le leggi sui diritti umani

theresa-may-diritti-umaniOggi si tengono le elezioni nel Regno Unito. Theresa May è a rischio; Corbyn con i suoi laburisti ne insidiano la vittoria. Il vantaggio che fino a un mese fa era di venti punti, si è ridotto infatti a sei punti. Abbastanza (forse) per prevalere, ma non per governare in piena autonomia. La brexit, dunque, qualora Corbyn riuscisse a ottenere un ottimo risultato, subirebbe un pesante stop, o comunque un rallentamento.

Di errori politici, in queste ultime settimane, la May ne ha fatti diversi. La sua estrema sicurezza in una vittoria con ampio margine, le ha fatto mollare un po’ la presa, e Corbyn – che certo non brilla come leader né come potenziale statista – ha colto la palla al balzo per ridurre lo svantaggio. Il tentativo della May, d’altro canto, di recuperare nei sondaggi si è rivelato peraltro piuttosto disastroso, e a mio avviso, l’ultimo passo falso è stato fatto ieri, quando ha dichiarato che per combattere il terrorismo, sarebbe stata disposta anche a rivedere le leggi sui diritti umani.

Pensiamoci. Una siffatta dichiarazione, se da una parte può infiammare partiti come l’UKIP (che in realtà ormai è destinato a finire su un binario morto), ha fatto storcere il naso ai liberal-democratici, che si sono uniti a Corbyn, il quale sul punto ha prontamente attaccato la May. Per carità, la questione dei diritti umani è una questione spinosa quando ci si ritrova con gli attentati in casa (l’ultima aggressione è avvenuta ieri a danno di una maestra, da parte di due “mamme” islamiche) e una comunità islamica ormai fuori controllo, che segue le proprie leggi e si rinchiude nelle periferie. Ma a mio avviso, non è certo limitando i diritti umani che si può fare un’efficace lotta al terrorismo di matrice islamica.

La verità è che la Gran Bretagna dovrebbe interrogarsi sulle relazioni opache tra le governance inglesi degli ultimi decenni e certi regimi e associazioni estremiste del medioriente. I problemi del Regno Unito oggi (e di riflesso quelli dell’Europa) sono infatti il frutto di una strategia geopolitica retro-colonialista che ha generato un forte flusso migratorio del radicalismo islamico verso le città inglesi, considerate un approdo proficuo sia per la propaganda islamica radicale e sia per la formazione dei cosiddetti radicalizzati di seconda generazione.

Ecco il punto dolens. Il cosmopolitismo inglese, lo ius soli (quello che vorrebbero introdurre in Italia) e le politiche multiculturaliste sono il vero problema inglese e non i diritti umani. Hanno creato l’humus ideale per la proliferazione del radicalismo islamico che come una piovra si è diffuso poi nelle periferie, mettendo su i tribunali islamici (follemente tollerati dalla giustizia inglese) e creando delle veri e propri mini-califfati, dove gli occidentali in generale e gli inglesi in particolare, non sono ammessi, tanto da rischiare persino la vita. 

Theresa May sicuramente ha sbagliato a minacciare una modifica delle leggi sui diritti umani. Questo annuncio potrebbe indurre la fetta più moderata e centrista del suo partito ad astenersi e parimenti, potrebbe indurre gli indecisi a votare per Corbyn. Meglio sarebbe stato se la May avesse annunciato una revisione delle leggi sulla cittadinanza, un maggior controllo territoriale con i poliziotti armati, e la modica di quelle leggi che permettono o comunque tollerano la creazione di vere e proprie enclave islamiche (con tanto di tribunali della Sharia) nelle periferie delle città. I cittadini inglesi vogliono certamente sicurezza, ma è chiaro che una campagna elettorale che promette limitazioni dei diritti umani sull’onda emotiva degli attentati, spaventa più di un possibile attentato e rischia di avvantaggiare un candidato che potrebbe riavvolgere il nastro della brexit.

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