Tenere la barra a dritta con il patriota Paolo Savona all’Economia

paolo_savona_lega_m5s_governoGiuseppe Conte è stato convocato al Quirinale per questo pomeriggio alle 17.30. Non è scontato che Mattarella gli conferisca l’incarico: probabilmente prima vorrà capire fino a che punto il suo profilo sarà in grado di reggere l’importante ruolo al quale è chiamato. Ma in realtà, al di là della querelle sul curriculum (a mio avviso, davvero ridicola), la vera partita tra i pentaleghisti e il Quirinale si gioca sulla casella del MEF, visto che il candidato a quel ruolo è Paolo Savona, un economista di spicco negli ambienti istituzionali, con un curriculum professionale e politico di tutto rispetto.

Inattaccabile, dunque. Certamente. Seppure Paolo Savona avrebbe secondo gli eurocratici (in realtà terrorizzati all’idea che sia lui l’inquilino del Ministero dell’Economia), la colpa più grave: è il più istituzionale degli euroscettici. Nella sua biografia che uscirà a breve ci sono infatti passaggi veramente straordinari, valutati alla luce dei suoi ruoli apicali passati, che devono aver fatto venire la pelle d’oca ai burocrati di Bruxelles, abituati ad avere in Italia ministri – diciamo – poco o nulla ostili alla moneta unica e alle politiche scellerate per mantenerla in vita:

La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente. Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?

E ancora:

“L’euro è una creatura biogiuridica costruita male” con una modifica di fatto della Costituzione, attuata con leggi ordinarie da Parlamenti impreparati e superficiali, subordinati a “élite che illudono i popoli”. Carli e Ciampi li sapevano che non eravamo pronti, ma non volevano rimanere fuori dalla porta. Confidavano che il tempo avrebbe migliorato la situazione. “Invece è peggiorata”.

Per Paolo Savona, comunque, battere i pugni (il cosiddetto battipugnismo) non serve. Ecco allora la sua idea:

“Battere i pugni sul tavolo non serve a niente. Bisogna preparare un piano B per uscire dall’euro se fossimo costretti, volenti o nolenti, a farlo”. L’alternativa è “fare la fine della Grecia”.

Voi capite ora perché il Quirinale ha profondi dubbi sulla figura di Paolo Savona. Dubbi che chiaramente noi sovranisti non abbiamo. Paolo Savona è la migliore scelta per quel ruolo, e il Presidente della Repubblica – se Salvini terrà ferma la propria posizione e non cederà di un millimetro – non potrà far altro che assecondare questa scelta. Del resto, se così non fosse, se la scelta venisse in qualche modo disattesa, la domanda che il popolo dovrebbe porsi è questa: a che serve votare, se poi le forze politiche che sono chiamate a governare su mandato espresso popolare, non posso decidere l’indirizzo politico del proprio Governo, secondo la Costituzione (art. 95)?

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