Siamo davvero al (definitivo) tramonto del berlusconismo?

I risultati delle recenti elezioni politiche non lasciano spazi a dubbi: l’altro grande sconfitto, insieme al PD, è Forza Italia. Guarda caso, il partito che, seppur meno del PD, presenta posizioni euriste, nonostante Silvio Berlusconi, un tempo, fu quello che può essere definito un “sovranista antelitteram” per il suo tentativo (fallito) di portare l’Italia fuori dall’euro.

Forza Italia dunque ha pagato lo scotto dell’essere visto e percepito come il partito di sistema, e dunque quello che – insieme al PD, ma sul versante opposto – è più vicino all’Unione Europea. E Silvio Berlusconi, in realtà, ha davvero fatto poco per dissimularlo, soprattutto nei titoli di coda della campagna elettorale, quando ha incomprensibilmente “candidato” Antonio Tajani, l’attuale presidente del Parlamento Europeo, alla guida di Palazzo Chigi, dando il volano della vittoria (interna alla coalizione) alla Lega, che invece, ha improntato la propria campagna elettorale su un sano sovranismo e su posizioni euroscettiche e di contrapposizione al leviatano eurista.

Difficile credere invece all’idea che la debacle di Forza Italia sia dovuta all’inagibilità elettorale del Cavaliere. In realtà sono convinto che anche con la piena agibilità politica, e dunque con lui in corsa per Palazzo Chigi, le percentuali di Forza Italia sarebbero cambiate poco o nulla. Ciò perché il fascino e la politica berlusconiana ormai hanno fatto il loro tempo. Del resto, la campagna di Berlusconi, quasi tutta incentrata sugli interventi in TV, aveva il vago sapore del già visto, del trito e ritrito, della mancanza di novità. Era assente la freschezza delle idee; era assente soprattutto la capacità di leggere il cambiamento dei tempi. Il cavaliere “moderato” che ha cercato di convincere l’Europa sull’affidabilità del centrodestra, ha fallito proprio nel tentare di far apparire il centrodestra (tutto) come ben integrato nel sistema, non capendo che gli elettori – stremati dalle politiche euriste della passata legislatura – non avrebbero tollerato una variante destra di quelle politiche.

La domanda dunque è una: siamo davvero al tramonto del berlusconismo? Questa volta vero, reale e definitivo? In realtà, personalmente non lo so, anche se il sentore è quello. Però è anche vero che Berlusconi ha dimostrato di avere nove vite (politiche) come i gatti: tante volte è stato dato per politicamente morto, e poi è risorto come l’araba fenice. E se Strasburgo gli ridarà l’agibilità politica, non è escluso che egli rientri nell’agone politico, non più da comprimario (forzato) di Salvini, ma da protagonista. Il problema, caso mai capitasse, sarebbe a quel punto un altro: quale saranno i suoi riferimenti politici ed economici? Il sovranismo patriottico o il neoliberismo eurista?