Senza rimpianti si chiude la legislatura. Cinque anni da dimenticare

ius-soli-senatoCinque anni da dimenticare. Non ci sono dubbi in proposito. E mi pare sia un sentimento generale. Cinque anni nei quali è stato intaccato tutto: lo stato sociale, la famiglia, il lavoro, la vita e qualcuno ha persino tentato, fino all’ultimo minuto, di riesumare la legge sullo ius soli.  Cinque anni con un prologo montiano che ha posto – almeno economicamente – le premesse per ciò che sarebbe accaduto dopo.

E’ difficile ripercorrere ogni singolo aspetto negativo di questa legislatura, ma il giudizio globale è – a mio avviso – pessimo. Forse questa è stata la peggiore legislatura della storia repubblicana, almeno se la guardiamo attraverso la lente di ingrandimento della nostra Carta fondamentale, che peraltro proprio in questa legislatura si intendeva cambiare (ovviamente in peggio) per renderla più adatta e amichevole al processo di svuotamento della sovranità nazionale in favore della UE, in atto da anni.

La ripresa economica, quella vera e strutturale, ovviamente non c’è stata, nonostante i vari proclama. L’Italia continua ad annaspare, e quei pochi e rari incrementi di PIL che ci sono stati, sono stati per lo più determinati dalle congiunture internazionali favorevoli se non dalla casualità, e non certo dalle politiche economiche del nostro governo, sempre appiattite sulle direttive UE, e dunque preordinate per lo più a tenere i conti in ordine; politiche che hanno visto semmai un incremento generale della pressione fiscale e una diminuzione delle risorse destinate agli strati più deboli della popolazione. Politiche che se da una parte hanno impattato negativamente sulla nostra economia, causando un allargamento della base della povertà italiana, dall’altra hanno favorito  l’emigrazione dei nostri giovani verso lidi economici più attraenti.

Ma il peggio di sé, questa legislatura l’ha data sul fronte delle politiche sociali, immigratorie ed etiche. Si è avuto un arretramento dello Stato sociale e delle politiche per la famiglia, il lavoro e la natalità (tanto che quest’anno l’Italia ha battuto il suo stesso record negativo in fatto di natalità) e si è rafforzata la legge sul divorzio, introducendo quello breve e rendendo così più aleatorio il vincolo matrimoniale. Per non parlare poi delle politiche immigratorie, del tutto fallimentari e improntate a una visione ideologica dell’immigrazione; politiche che hanno favorito l’ingresso nel nostro paese di circa 800 mila immigrati, la maggior parte dei quali immigrati economici.

E che dire poi delle unioni civili, imposte al nostro paese a colpi di fiducia, peraltro pure con l’assenso di una parte del mondo cattolico, che pensava così di dare un contentino alle frange oltranziste favorevoli al matrimonio omosessuale, non valutando che se si apre un varco, per quanto piccolo esso sia, alla fine quel varco è destinato ad allargarsi a dismisura. E dunque chi ha pensato che con le unioni civili (che peraltro hanno scontentato un po’ tutti) tutto fosse finito, prima o poi dovrà realizzare l’errore grossolano commesso. Chi vuole il matrimonio egualitario, non vi rinuncerà facilmente, e le unioni civili oggi sono diventate un’ottima base “ideologica” e “giuridica” per tentare di imporlo se non oggi, quanto meno domani. Con buona pace di quanto si afferma all’art. 29 della nostra Costituzione in fatto di famiglia e matrimonio.

Stesso discorso vale per il testamento biologico, approvato con il silenzio inspiegabile della Chiesa, la quale poi, dopo l’approvazione, ha iniziato ad avere i mal di pancia, soprattutto quando ha realizzato che gli ospedali cattolici non avrebbero potuto fare obiezione di coscienza. Questa legge, peraltro, non acquieterà in alcun modo le frange radicali e liberal che vogliono l’eutanasia, e dunque sarà solo questione di tempo, e come ho già sottolineato per le unioni civili, la legge sul testamento biologico sarà la base “ideologica” e “giuridica” sulla quale fondare le ragioni per imporre la legge sull’eutanasia anche nel nostro paese.

Infine, non posso non ricordare, che questa è stata la legislatura nella quale, per la prima volta nella storia repubblicana, il leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi, è stato estromesso dal parlamento italiano, sulla base dell’applicazione retroattiva di una legge (la legge Severino) che prevede l’incandidabilità di chi ha subito condanne penali, violando così il principio di irretroattività delle leggi penali sfavorevoli; principio che giustamente deve essere esteso anche alle pene accessorie e alle norme non penali che però operano sulla base dell’applicazione di leggi penali in uno stretto nesso di causalità. E non è un caso, che oggi quell’estromissione sia sotto la lente di ingrandimento della Corte di Strasburgo, la quale sembra orientata a dare ragione al leader di Forza Italia.

Insomma, il bilancio di questa legislatura è – come ho detto – pessimo. E se la legge sullo ius soli (che sarebbe stata la ciliegina amara sulla torta) non è passata, è stata solo fortuna o più realisticamente, è stata la figlia illegittima di un lucido calcolo politico (non detto né ammesso) che ha realizzato che la legge sulla cittadinanza facile sarebbe stata un boomerang elettorale che nessuno era più disposto a pagare a fine legislatura. Ma è certo un contentino minimo, se ci guardiamo indietro e guardiamo alla futura legislatura, che si preannuncia fitta di nubi inquietanti, in parte per un possibile exploit elettorale del M5S e in parte per l’estrema e incomprensibile litigiosità del centrodestra, che sembra stia facendo di tutto per non vincere queste elezioni.

Questo sito Web memorizza alcuni dati dell’utente. Questi dati vengono utilizzati per fini statistici, per fornire un’esperienza personalizzata e per determinare la tua posizione sul nostro sito web in conformità con il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Se decidi di rinunciare a qualsiasi tracciamento futuro, nel tuo browser verrà impostato un cookie per ricordare questa scelta per un anno. Accetto, Non accetto

747