Se tutelare e difendere gli italiani diventa roba fascista

Che senso ha avere una patria, dei confini e delle leggi sull’immigrazione, se poi ci sono i soliti che etichettano patria, confini e leggi sull’immigrazione idee e leggi fasciste? Facciamo entrare chiunque, aboliamo i confini e offriamo il nostro welfare, già bell’e malandato a chi arriva da ogni parte del mondo, così la smettono di darci dei fascisti. Insomma, per alleviare i pruriti mondialisti dei buonisti senza frontiere, annientiamoci come Stato e comunità e disciogliamoci fra gli altri Stati, i quali però – è bene dire – i loro confini se li tengono e con i confini, anche le leggi sull’immigrazione e persino l’amor patrio.

La verità è che ormai siamo arrivati alla parodia dell’accoglienza e dell’antifascismo. In entrambi i casi, il significato primario non è quello del accogliamo tutto e tutti, anche se varcano la frontiera illegalmente e anche se non hanno i requisiti per essere accolti, né – quale conseguenza – è quello che si oppone, in termini preconcetti e ideologici, al “prima gli italiani”. Il significato è diverso. Se l’accoglienza ha senso per chi fugge dalla guerra ed è perseguitato in patria (ed è questo che afferma la nostra Costituzione), il “prima gli italiani” è un valore poiché riflette il nostro essere uno Stato comunità, con una cultura e un’identità che non vuole morire sotto i fendenti del globalismo neoliberista, di cui le immigrazioni di massa sono il prodotto.

Non possiamo non renderci conto che l’antifascismo non è nato per difendere lo straniero, ma è nato per difendere l’italiano. Ed è nato per difendere l’italiano dalla repressione d’ogni regime che mina la libertà e l’indipendenza della Nazione italiana, che oggi è compromessa proprio dalle immigrazioni massive. Dunque, affermare che il “prima gli italiani” è fascista e che bisogna accogliere anche chi intende giungere illegalmente nelle nostre terre per ragioni meramente economiche, è fare un torto alla Patria, alla storia e all’Italia.