Se per la sinistra le priorità sono sempre leggi inutili o dannose per gli italiani

parlamento-italiano-sinistra-riformeSiamo ormai a fine legislatura e il governo Gentiloni è alla frutta, e indovinate un po’ quali sono i rammarichi e le priorità (speriamo mancate) per la sinistra? L’istruzione che è ormai un relitto, quando un tempo era il fiore all’occhiello del nostro paese? Sognate! L’occupazione, l’economia, gli imprenditori strozzati dal fisco? E che siamo Keynes? Per la sinistra, e in particolar modo per il ministro dell’istruzione Fedeli e per quello delle infrastrutture Delrio, sono puntualmente ben altre.

Così, ecco che il ministro (in questo blog, “ministra” non ha diritto di cittadinanza) dell’istruzione, in un’intervista a Repubblica, ripresa in sintesi da Libero, è chiara: si rammarica per la mancata approvazione dello ius soli, per il mancato inserimento delle quote rosa nella legge elettorale, e dulcis in fundo, per la mancata approvazione della legge che assegna ai nascituri il cognome della madre. 

Grandi priorità per un popolo, il nostro, con le pezze nel sedere. E per una di queste priorità – lo ius soli – interviene anche Delrio, come riporta Il Giornale. Il ministro auspica un’estensione dei diritti di cittadinanza agli immigrati secondo la nuova legge sulla cittadinanza. Curiosamente egli però ammette che lo ius soli in Italia esiste già, ma precisa: “Che male ci può venire se un ragazzo nato in Italia in una famiglia stabile da tempo diventa italiano o se lo diventa dopo che ha completato un ciclo di studi invece che attendere fino alla maggiore età?“. Già, perché è bene precisare che oggi, lo ius soli in realtà è già previsto dal nostro ordinamento: lo straniero che nasce e vive ininterrottamente in Italia, al compimento del diciottesimo anno può scegliere se prendere la cittadinanza italiana.

La verità è che Delrio sbaglia prospettiva. Non è una questione di “male” o di “bene”. E’ una questione di opportunità. Come ho scritto più volte, la cittadinanza non la si dovrebbe dare a cuor leggero. Non basta nascere in Italia e frequentare la scuola dell’obbligo o viverci dieci anni per dirsi italiano! L’italianità è una forma mentis, una cultura, un radicamento territoriale che richiede una profonda e incondizionata adesione al nostro modo di vivere, alle nostre usanze e alla nostra lingua. Diversamente non si è italiani, ma stranieri col passaporto italiano.

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