Se la lettera di “rifiuto” di Papa Benedetto XIV mostra la grave frattura nella Chiesa

Ormai, credo, tutti conoscono la querelle sulla lettera di risposta del Papa emerito Benedetto XVI con il quale egli – su richiesta della segreteria vaticana – rifiuta di scrivere una pagina teologica sugli undici libretti dedicati alla “teologia” di Papa Francesco; lettera inizialmente pubblicata solo per stralci e che facevano intendere in modo inequivocabile la “continuità” tra i due papati, e che invece – si è scoperto poi – conteneva passaggi che in un certo senso davano alla missiva di risposta un’altro (e direi opposto) significato, che non era certo di piena adesione alla “politica” e “teologica” alla linea dell’attuale papato; soprattutto però, perché negli undici libretti sono presenti autori che in passato hanno fortemente criticato il magistero sia di Benedetto XIV e sia di Giovanni Paolo II.

Ma, al di là della questione specifica, davvero deplorevole (tanto da indurre, Monsignor Viganò alle dimissioni), è evidente che la querelle rappresenti l’ennesimo sintomo della profonda frattura che alberga nella chiesa cattolica; una frattura non solo politica, ma anche dottrinale e di magistero, che da cinque anni tiene ormai banco – soprattutto dopo la contestata Amoriis Laetitia – nel dibattito in seno alla Chiesa stessa, dividendo artificiosamente (complice un certo giornalismo progressista) i cattolici in tradizionalisti e progressisti, quasi che il Vangelo alimenti una duplice e antitetica interpretazione del messaggio cristiano; cosa affatto vera.

Non v’è dubbio che il papato argentino, sul punto, abbia fatto davvero poco per smentire questa frattura, deragliando semmai verso una visione della cristianità molto lontana dalla tradizione e molto vicina al buonismo globalista, immigrazionista, relativista e ambientalista, e dunque verso una visione che – per quanto mi riguarda – si pone in piena antitesi all’autentico messaggio evangelico e ai principi millenari della Chiesa, che se da una parte parla sì di accoglienza, tolleranza e di amore per il peccatore e per il non-cristiano, dall’altra non concede nulla al peccato e al sincretismo religioso, considerati, agli occhi del Vangelo, forieri della piena negazione del compito salvifico di Cristo e della sua natura divina.

Cosa accadrà ora non si sa. Si sa per certo che Benedetto XIV ha dimostrato e continua a dimostrare, con questa vicenda, di non essere affatto un papa emarginato e silenziato; dal suo eremo continua a preservare il vivo messaggio evangelico e l’integrità della cattolicità dalle storture dei tempi moderni, che vorrebbero invece una Chiesa debole e piegata al relativismo etico e morale, e dunque inoffensiva e innocua sul piano spirituale e materiale. Che Dio, perciò, lo preservi in salute per molti anni ancora, anche perché è evidente che i cristiani e Santa Madre Chiesa hanno ancora bisogno di lui.