Se la Chiesa si unisce al coro della propaganda a favore dello ius soli

chiesa-ius-soliLa propaganda pro-iussoli ha ghermito anche la Chiesa. Che ora fa un endorsement all’assurdo provvedimento che allarga la platea degli stranieri che intendono chiedere la cittadinanza, introducendo due criteri assai discutibili: lo ius soli e lo ius culturae, dei quali do conto in quest’altro post. Ebbene, proprio ieri la Chiesa, unendosi al coro di media e della politica piddina e sinistra, ha dichiarato tramite di Mons. Perego, intervistato da Repubblica, che “Ius Soli e Ius Culturae sono strumenti che migliorerebbero la vita nelle nostre città, favorendo inclusione e partecipazione“.

Dunque, anche la Chiesa ora tifa perché la cittadinanza venga facilmente concessa agli immigrati, facendo leva sul leit motiv dell’inclusione e della partecipazione, quasi che l’immigrato con regolare permesso di soggiorno e i suoi figli, senza la cittadinanza, siano emarginati ed esclusi dalla vita sociale. Niente di più falso ovviamente. I figli minori degli stranieri godono pienamente dei diritti riconosciuti ai minori italiani, e sono inclusi in tutti gli ambiti sociali, e certamente non sono esclusi in quello scolastico. Ritenere perciò che la concessione della cittadinanza sia addirittura “indispensabile”, per favorire l’inclusione e la partecipazione, è francamente invertire il rapporto causa ed effetto. Non è infatti la cittadinanza che integra e include, ma è l’integrazione a fare il cittadino.

Sono sempre stato d’accordo che la Chiesa dica quel che pensa sui temi politici, ma è chiaro che dovrebbe farlo in un modo tale da tenere presente le diverse sensibilità, che su questo tema sono piuttosto marcate. Esistono milioni di cattolici che vedono nella norma in esame al Senato un grosso rischio, soprattutto per la cristianità e la cattolicità, e dunque per le radici dell’italianità, che non è un passaporto, ma è un bagaglio di valori comuni, tra i quali vi rientrano certamente i valori cristiani, che oggigiorno la Chiesa sembra invece voler mettere al margine della sua agenda, tanto è ansiosa di compiacere la teologia mondialista, buonista e politicamente corretta. 

La cittadinanza non si regala, non è un automatismo e non si realizza con un quinquennio alla scuola elementare. La cittadinanza è un privilegio e deve essere un riconoscimento determinato dall’effettiva integrazione e naturalizzazione dell’immigrato. Trasformarla in un diritto legato a un requisito blando come l’aver frequentato tre, quattro o cinque anni di scuola, è semplicemente anti-italiano e certo non è cristiano.

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