Se la Banca Centrale non garantisce il debito pubblico

Nel complesso sistema del finanziamento statale, se una banca centrale non sostiene più il debito pubblico, accadono diverse cose. Con le necessarie semplificazioni e fermo restando che il diritto di emissione della moneta è della Banca Centrale e non del Tesoro, quando la stessa non è più obbligata o le è fatto divieto garantire il debito pubblico emesso dallo Stato per finanziare la spesa pubblica, il tasso di interesse sui titoli di Stato viene completamente deciso dal mercato, e dunque dalla legge della domanda e dell’offerta.

Ebbene, per alcuni questa eventualità potrebbe essere un bene, ma in verità non lo è: significa sostanzialmente far decidere al mercato le politiche economiche del Governo, di qualunque colore esso sia. Sicché se una riforma è sgradita, il mercato non l’approverà disertando le aste dei titoli pubblici. Il risultato? E’ solo uno: lo Stato non avrà i soldi per finanziare la spesa pubblica, perché nel momento in cui una Banca Centrale non garantisce il debito pubblico, non è più tenuta a monetizzarlo. Lo Stato così si ritrova alla mercé dei mercati. Non saranno i cittadini a decidere le politiche del Governo che eleggono, ma saranno i mercati, puntando alla tempia del Governo la pistola della diserzione delle aste pubbliche.

Da qui il significato del concetto di “credibilità” di cui spesso sentiamo parlare. Lo Stato non è “credibile”, ed ecco perché non riesce a vendere il suoi titoli. Lo spread sale, perché le riforme non sono gradite al mercato. La troppa corruzione rende poco credibile lo Stato, e così via. Il significato della credibilità, dunque, può tradursi più semplicemente con “Lo Stato fa o non fa quello che vuole il mercato” o meglio, “fa o non fa quello che piace al mercato”.

E’ intuibile che queste asserzioni hanno implicazioni devastanti sulla democrazia costituzionale e sulla sovranità. Ne abbiamo parlato molte volte, ma non è inutile ribadire il concetto: se il Governo, eletto con un preciso programma politico, non può attuarlo senza il consenso del mercato e mai in contrasto con esso, allora viene meno la sostanzialità dei processi democratici. In altre parole, diventa del tutto inutile votare o definire un indirizzo politico che non sia “gradito” ai mercati, perché questo indirizzo politico è destinato a infrangersi contro la pistola alla tempia delle aste pubbliche deserte.

Ora avete compreso perché una Banca Centrale indipendente, che non sia oltremodo lender of last resort, sia una vera sciagura per lo Stato e la democrazia. Pure peggio se quella Banca Centrale non è soggetta in alcun modo alla legislazione interna, ma si trova in una posizione sovraordinata rispetto alla sovranità statale.