Se il rosario in riparazione del gay pride è considerato roba da “ultracattolici”

In questi giorni si tengono una serie di gay pride, e cioè quelle manifestazioni del sedicente orgoglio omosessuale, che ormai, puntualmente, in questo periodo, invadono le piazze. Ebbene, molti cattolici hanno organizzato delle veglie e dei rosari in “riparazione”, soprattutto dei peccati che vengono commessi durante queste manifestazioni. Veglie e preghiere che purtroppo non sempre (anzi quasi mai) vengono supportate dalle diocesi e dalle parrocchie, le quali anzi cercano, senza troppi problemi, di dissociarsi in qualsiasi modo da queste iniziative.

L’aspetto più curioso di questa vicenda, però, non riguarda tanto le manifestazioni in sé, né le veglie e i rosari, bensì come queste iniziative di preghiera vengano trattate dai media. Ecco allora che il quotidiano online Repubblica, giornale notoriamente di sinistra, definisce le stesse come espressione dell’ultracattolicesimo o di un “cattolicesimo intransigente”. Come se fare un rosario per un evento manifestamente contro i valori della fede cristiano-cattolica e il Vangelo, sia manifestazione di un sentimento religioso ultracattolico, e non semplicemente cattolico.

Ma è anche vero che i progressisti e i liberal sono abituati a un certo tipo di cattolicesimo, che non è cattolicesimo, ma è un’acquetta sincretista, buonista, mondialista e protestantizzata, che mantiene solo alcune forme esteriori del cattolicesimo. E purtroppo a dar man forte a questa errata interpretazione (snaturata e non reale) del cattolicesimo, concorre – come ho già scritto – la Chiesa stessa, o almeno questa Chiesa, che fa di tutto e di più per evitare che venga confusa anche solo per sbaglio con i cattolici “omofobi” che osano pregare Cristo in riparazione di una condotta personale che è, secondo la dottrina cattolica, contraria al Vangelo.

Per cui, a conti fatti, la colpa dell’essere additati come “ultracattolici” non è tanto di Repubblica, che semplicemente esprime la propria posizione politica (esecrabile) e dà un’informazione coerente con le sue idee politiche, ma è come sempre della Chiesa che troppo frequentemente abbandona a se stesso il suo gregge abdicando al ruolo di pastore; quel pastore che dovrebbe, invece, proteggere, supportare e difendere tenacemente le proprie pecore.

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