Se il futuro della civiltà europea è a est

civiltà-occidentale-paesi-estOrmai l’Europa occidentale è persa. Persa nei suoi deliri politicamente corretti, nella sua incapacità di essere foriera di valori, che non siano infarciti di stupido buonismo. E’ persa nella sua lenta ma inesorabile dissoluzione civile, attaccata ai lembi di una visione delle relazioni umane primariamente consumistica e finanziaria.

L’Europa occidentale è solo un dente cariato, forse ancora bello a vedersi da fuori, ma marcio dentro. E’ un regime oligarchico, che ha perso la sua dimensione autenticamente libera, per rinchiudersi in un sistema oppressivo, solo apparentemente democratico. La democrazia occidentale si è ridotta a mero e stanco rito, privo di significato sostanziale. La sovranità popolare è stata sostituita dalla sovranità finanziaria: chi decide non è il popolo, ma è l’alta finanza, il business, la speculazione, legittimata da un sistema politico inetto e incapace.

Ci troviamo davanti al modello 2.0 delle dittature del ventesimo secolo. Non più imposte con il sangue e le marce, ma a colpi di spread, dagli assurdi vincoli di bilancio, con l’aiuto dei media compiacenti che propalano le fake news del sistema, e con i dogmi del politicamente corretto che omologano le coscienze umane e le costringono nei paletti prestabiliti, demolendo paritempo qualsiasi etica e morale umana, contrabbandata per conquista di civilità e modernità.

Eppure, c’è ancora vento di libertà e di identità, ma non qui nell’ovest. Nell’est. In quei paesi che hanno toccato con mano la truce realtà del vivere sotto la cappa di un regime autoritario che cercava di controllare le persone dalla culla alla morte, che imponeva le proprie regole etiche, che manipolava e controllava l’informazione e che aveva creato un sistema economico oppressivo e fallimentare, perché profondamente ideologico e disgregante (notate qualche analogia?).

Oggi la speranza della civiltà occidentale è coltivata proprio nei paesi dell’ex Patto di Varsavia, che hanno valorizzato le radici cristiane ormai sdegnosamente rinnegate in occidente, in nome del laicismo politicamente corretto. Che conoscono il valore della libertà e dell’identità nazionale, dopo che per decenni sia l’una che l’altra sono state ferocemente represse dal sistema sovietico, e che qui vengono banalmente e superficialmente identificate con il nazifascismo, quasi che prendere coscienza della propria identità e difenderla significhi obbligatoriamente condividere le turpi ideologie totalitarie.

Sono i paesi dell’est i raccoglitori dell’eredità dell’autentica civiltà occidentale, quella soffocata dai motti sessantottini e dalle ideologie mondialiste e materialiste. E ciò perché nell’est se gli uni non si sono mai verificati per ragioni ovvie, gli altri hanno mostrato il loro vero volto, pernicioso e meschino, per le stesse e medesime ragioni. Il che dimostra perché oggi vi sia una sostanziale frattura fra i paesi dell’est Europa e i paesi dell’Europa occidentale. Tra una civiltà agonizzante che ha fatto del consumismo e della speculazione la sua ideologia e una civiltà che ancora, oggi, vuole vivere e rifiuta con forza il veleno che l’ovest intende propinarle.