Salvini si conferma il vero e unico leader del centrodestra, ma occhio alle insidie

Matteo Salvini ieri e l’altro – con le elezioni dei presidenti di Camera e Senato, soprattutto per il Senato – ha giocato una partita piuttosto rischiosa; mai come l’altra notte si è infatti andati vicini a una rottura tra la Lega e Forza Italia. Un gioco che però in parte è stato necessario per stanare Berlusconi e la sua smania di tornare protagonista con il ruolo di leader del centrodestra. Non è andata bene al Cavaliere, che ha dovuto “cedere” davanti alla fermezza del segretario leghista, che così ha confermato di essere davvero il leader della coalizione, senza che si sia consumata una pericolosa rottura tra le forze che la compongono.

Dunque una vittoria, ma – chiaramente – una vittoria che io considero piuttosto labile e poco consistente, necessitando semmai di un continuo cesellamento e rafforzamento. La leadeship, infatti, non si conquista in un giorno, ma richiede mesi se non anni di intenso lavorio diplomatico e di mediazione tra le forze politiche che aderiscono all’alleanza. Se Matteo Salvini riuscirà direttamente, o per mezzo dei suoi, a dare sostanza alla leadership che ha conquistato con il voto del 4 marzo, il centrodestra non potrà che avere un futuro radioso alla guida del nostro paese; diversamente, saranno guai per tutti: per il centrodestra che si dissolverebbe in poco tempo all’inseguimento dei sogni berlusconiani, e per Salvini che probabilmente non solo perderebbe la leadership della coalizione ormai sfaldatasi, ma anche quasi certamente quella della Lega che tornerebbe a essere la “vassalla” dell’asse Forza Italia-PD.

La prima insidia per il rinnovato leader del centrodestra, come sappiamo, sarà il governo. E’ chiaro infatti che le formule e le alchimie necessarie per formare un governo che coinvolga anche il centrodestra a trazione populista sono davvero poche e richiedono – necessariamente – i voti o del partito democratico (che sembrano indisponibili) o dei cinquestelle (che sembrano altrettanto indisponibili), con inevitabili ricadute – in caso di accordo (fantascientifico) – sul programma elettorale comune e in particolare quello sovranista. Perciò, spettando a Matteo l’onore e l’onere di sbrogliare la matassa senza distruggere i cristalli del centrodestra, la sua stoffa di leader (e la sua ambizione a restare tale per molto tempo) verrà messa duramente alla prova già in questa fase.

Anche perché – è bene ricordarlo – Berlusconi non ha certo rinunciato alla leadership del centrodestra e alla sua idea di fare un accordo con il PD (Nazzareno-bis). Perciò, almeno in questa fase, assumerà il ruolo del mite agnello e resterà alla finestra a osservare le mosse del segretario del Carroccio, verosimilmente incrociando le dita sull’auspicato fallimento del suo tentativo di formare un governo. Caso mai questo accadesse, lui – Berlusconi – potrà dire “te l’avevo detto” e chiederà a Matteo di farsi da parte affinché lui possa riprendere le redini in mano e possa portare il centrodestra verso l’idea originaria, che peraltro aveva dato vita al Rosatellum: un accordo capestro con il partito democratico per un governo filo-europeista, neoliberista e compiacente con i mercati. Insomma, la tomba per il centrodestra sovranista e manna per i grillini.

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