Quando il Berlusconi “sovranista” voleva uscire dall’euro

berlusconi-crisi-2011-euroNon è una fantasia, è un fatto che fu riportato nel 2013 da Hans-Werner Sinn, presidente dell’istituto di ricerca congiunturale tedesco, Ifo-Institut (l’ISTAT tedesca), a margine del convegno economico “Fuehrungstreffen Wirtschaft 2013”, organizzato a Berlino dal quotidiano “Sueddeutsche Zeitung”. Quella di Sinn non è una voce qualunque, ma è quella di un esponente di spicco della burocrazia tedesca. Egli all’epoca affermò chiaramente l’intenzione di Berlusconi di uscire dall’euro. Disse infatti: “Sappiamo che, nell’autunno 2011, l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha avviato trattative per far uscire l’Italia dall’Euro”.

La notizia è stata riportata dai maggiori quotidiani e dai vari blog. All’epoca Il Petulante non esisteva e Il Jester – in quanto blog politico – aveva cessato le attività. Ma se fossero esistiti, probabilmente la notizia – per la sua rilevanza – l’avrebbe riportata anche il sottoscritto. Non vi è dubbio, infatti, che la volontà berlusconiana – e ciò, beninteso, al netto delle varie responsabilità dei suoi governi (e sono parecchi) – non è priva di pregio in un’ottica di una futura italexit. Berlusconi, infatti, sapeva perfettamente che l’euro – già allora – ci stava distruggendo e l’unica soluzione era uscire, anzi fuggire. E non credo affatto che oggi lui abbia cambiato idea per il sol fatto che non ne parli o faccia l’amicone con Junker e la Merkel. All’epoca sbagliò semplicemente strategia, manifestando ai partner europei e agli euristi italiani questa intenzione.

Cosa accadde, lo sappiamo. Ne ho già parlato nel mio precedente articolo sulla crisi del debito pubblico greco e italiano: nell’autunno del 2011 esplose la crisi del debito sovrano italiano (ma le prime avvisaglie si ebbero in estate). Crisi che indusse Berlusconi a valutare l’idea di uscire dall’euro; l’intenzione, manifestata ai partner europei, comportò inevitabilmente un aumento vertiginoso dello spread tra i titoli del debito pubblico italiano e quelli del debito pubblico tedesco. Aumento, chiaramente, creato ad arte per spingere il Cavaliere “sovranista” alle dimissioni; obiettivo che venne effettivamente raggiunto nel novembre del 2011, nei termini e con le modalità che ormai conosciamo tutti.

Arrivò dunque il “salvatore” della patria, Mario Monti. E non è un caso che dopo il suo insediamento, lo spread iniziò a calare, anche per la rinnovata disponibilità della BCE ad acquistare i titoli del debito pubblico italiano. Dimostrandosi, peraltro, due verità: primo, che la BCE non volle intervenire efficacemente durante la fase più acuta della crisi e cioè nell’autunno del 2011, quando i titoli italiani stavano scivolando pericolosamente nella zona radioattiva dei junk bond; secondo, che quando la Banca centrale fa il suo dannato lavoro, non possono esistere attacchi speculativi sui titoli di Stato, cosa che invece sembra essere diventata la normalità nell’eurozona.

Insomma, Berlusconi vide bene all’epoca: aveva capito che restare nell’euro era violentarsi continuamente. Ma – come ho detto – commise l’errore fatale di condividere l’intenzione di uscire dall’euro proprio con chi in realtà aveva tutto l’interesse che l’Italia vi restasse e continuasse a morirvi lentamente (la Germania e la Francia). Oggi le cose non sono poi così cambiate rispetto ad allora, se non nella consapevolezza della gente che l’euro non è più il paradiso terrestre, e soprattutto nella consapevolezza dei molti partiti che animano l’attuale campagna elettorale (in particolare la Lega) che l’italexit non è il problema, ma è la soluzione.

Rimane solo qualche domanda sui fatti dell’epoca. Perché Berlusconi, dopo le dimissioni, votò la fiducia a Mario Monti? Perché sostenne con il voto quasi compatto dell’allora PDL, le nefande riforme del Governo Monti, tra le quali, ricordiamo, la legge Fornero? Perché, soprattutto, votò l’insulsa riforma costituzionale che introdusse il pareggio di bilancio in Costituzione? Le tesi sono diverse: quella ufficiale fu la prospettiva della Troika in casa; e questa – sappiamo – era una pessima prospettiva per il nostro paese. Del resto, per completare la storia, la Troika tentò effettivamente di entrare in Italia proprio durante la fase più acuta della crisi del 2011, quando la Francia e la Germania – al vertice di Cannes – cercarono di convincere Berlusconi ad accettare un prestito da 80 miliardi di euro da parte del FMI. Offerta che Berlusconi rispedì al mittente con le conseguenze che più su ho illustrato. Tuttavia, non credo che la prospettiva anzidetta, per quanto fosca, possa con il senno di poi, giustificare la cedevolezza di Berlusconi; soprattutto il patto del Nazareno e un cambiamento di registro in senso eurista oggi più che evidente. 

© Foto di European People’s Party [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

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