Promossi con il 5 in pagella. Per formare un popolo di ignoranti

La narrativa imposta dall’Unione Europea in questi anni, è che l’Italia spende troppo, e dunque deve tagliare, soprattutto nei due capitoli di spesa più importante: sanità e istruzione. L’idea, neanche tanto malcelata, è privatizzare sia l’una che l’altra, e cioè assegnare quasi in monopolio alle società private – che operano per mero profitto – la salute e l’istruzione dei cittadini. E qui non parliamo semplicemente di qualche “scuole paritaria” di ispirazione religiosa (che invece tanto bene hanno fatto all’istruzione), bensì di un progressivo affidamento a società commerciali, magari finanziate dai potentati economici, di queste attività fondamentali e cruciali.

Le conseguenze di questo processo sono preoccupanti, vista la progressiva scomparsa della classe media e di un divario sempre più ampio tra i pochi ricchi e la massa dei poveri (ISTAT). I servizi di istruzione e sanità, infatti, diventerebbero appannaggio dei soli benestanti; mentre i poveri si dovrebbero accontentare delle briciole: una sanità solo emergenziale e una scuola pubblica che opera al risparmio e che ha un unico scopo che non è formare, ma è disinformare. Accentuare cioè l’ignoranza della massa, perché questa sia facilmente manipolabile e controllabile. 

Risparmio e ignoranza pare siano dunque il motto, e non è un caso che negli ultimi anni la scuola pubblica sia stata fatta oggetto di riforme che ne hanno snaturato la missione, fino all’ultima perla a opera di questo Governo: la promozione con il cinque in pagella, che Gentile ora si starà rivoltando nella tomba. 

La realtà è che la filosofia dei tagli non ha fatto altro che introdurre le cosiddette logiche aziendali tanto care ai neoliberisti. E la “Buona Scuola” è un’esemplificazione legislativa di questa assurdo principio “commercialistico”. Del resto, in attesa della privatizzazione completa dell’istruzione, nella vita quotidiana dell’istruzione pubblica ormai non conta più la puntuale e completa formazione dello studente, ma la logica aziendale dell’obiettivo e del risparmio di spesa. Sicché, formato o non formato, se comunque gli obiettivi sono stati raggiunti, la scuola dell’obbligo ha assolto il proprio compito. Ecco dunque che oggi, nei programmi, si privilegiano la progettualità fumosa e inconsistente e la sinteticità formativa per obiettivi. Giocoforza, davanti a questo modo di procedere, la scuola perde la propria funzione educativa per formare semplicemente individui massificati, omologati e standardizzati, e dunque utili alle élite che governano. In questo quadro disarmante e ideologico, peraltro, si introducono i tentativi di imporre l’indifferentismo sessuale e di demolire la famiglia e il diritto dei genitori ad avere priorità educativa sui propri figli (massa e ignoranza contrastano infatti con l’interesse famigliare a formare individui consapevoli).

I riflessi democratici sono abbastanza evidenti: una massa ignorante non è un popolo; e senza un popolo, anche le istituzioni democratiche perdono di significato e vengono svuotate della sovranità popolare, a tutto vantaggio delle oligarchie, che così possono coltivare i loro interessi indisturbate, esercitando un potere solo formalmente democratico, ma in realtà monopolizzato dai centri economici del potere finanziario. E in un certo senso possiamo già vedere tutto ciò, dal momento che qualunque governo noi eleggiamo, costui non risponde più agli interessi dei cittadini e di chi lo ha votato, bensì alla burocrazia europeista, notoriamente dominata dalle élite finanziarie.

Un altro riflesso non meno importante del progetto di massificazione dei popoli, attuata attraverso un’istruzione minimale, commercialistica e disinformante, è la disincentivazione dell’accesso delle masse ai gradi di istruzione superiore. Infatti, la promozione alla classe successiva con il cinque in pagella (di cui ho dato conto poco più su), manda avanti uno studente con evidenti lacune formative che gli impediranno poi di accedere alle scuole superiori e poi all’università. Il che permetterà la creazione di una massa di lavoratori dequalificati e inconsapevoli dei propri diritti, e dunque pienamente utili alle oligarchie sotto due punti di vista: del lavoro a basso costo e deregolamentato e del controllo politico dei ceti medio-bassi.

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