Presidenziali francesi. Ha vinto Macron, ma i giochi sono ancora aperti…

Macron è il nuovo presidente della Francia. I francesi, piuttosto che dare il loro voto a chi li avrebbe liberati dalle catene eurotedesche, e un po’ più in là, da quelle dell’alta finanza globale, hanno preferito votare il peggio possibile, e consegnare il proprio destino a chi si preparerà a demolire quel che resta della Francia nazionale, in nome di un supposto e posticcio europeismo, che poi altro non è che uno dei pilastri del mondialismo.

Ha vinto (almeno secondo le proiezioni) con un buon margine di vantaggio (intorno al 65%) contro il 35% della Le Pen, che – diciamolo – ce l’ha davvero messa tutta per arginare le oligarchie europeiste. Purtroppo Marine paga lo scotto di un pregiudizio pesante che grava ancora sul suo partito, e forse di un ultimo scorcio di campagna elettorale non proprio esaltante.

Ma i macronisti e gli oligarchi europei non possono cantare troppo vittoria. Seppure sia vero che hanno piazzato l’uomo delle banche nel più alto scranno della Repubblica francese, è anche vero che il grigio tecnocrate dovrà fare i conti con un parlamento che si rinnoverà a giugno e che vedrà quasi sicuramente la prevalenza dei gollisti e forse pure la presenza di un nutrito gruppo di frontisti. Per il nuovo inquilino dell’Eliseo non sarà vita facile, anche se non dobbiamo aspettarci troppo da chi pur di non votare la Le Pen ha preferito votare l’uomo delle élite.

Quel che è certo è che non si deve disperare. Il populismo e il patriottismo hanno solo perso una battaglia, ma non la guerra. Diamo tempo al tempo, e anche i più ottusi degli elettori, prima o poi vedranno quello che si sta tramando contro di loro, e allora la rivoluzione politica sarà inevitabile.

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