Perché questo genere di immigrazione non ci pagherà affatto le pensioni

inps-immigrazione-pensioni-boeriQualche giorno fa, l’attuale presidente dell’INPS, Tito Boeri, ne dice una davvero importante, che non ha mancato di scatenare le giuste e giustificate polemiche: “Abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale“. 

Importante davvero, perché la prima domanda che possiamo porci davanti a questa dichiarazione è: “Ma allora, come diamine facevamo quando l’immigrazione era scarsa?” E anche: “Ma come diamine possono pagarci le pensioni, se questi immigrati stanno a far niente dalla mattina alla sera?

Alla prima domanda, è facile rispondere. Prima gli italiani facevano più figli, vivevano in uno Stato pienamente sovrano, che non aveva limiti di spesa a deficit, e lo Stato poteva investire e intervenire nell’economia. L’economia fioriva, esportavano, producevano eccellenze e ciò creava benessere, e dunque maggiori occasioni di lavoro, e dunque il sistema pensionistico reggeva. Oggi, invece gli italiani vivono in una condizione di semi-sovranità (a causa delle gravi responsabilità dei governi che hanno sottoscritto Maastricht e l’ingresso nell’euro), devono sottostare alle assurde regole europee del rapporto deficit-PIL e debito-PIL, e usano una moneta che non appartiene allo Stato. Ciò determina politiche recessive, di pesanti tagli alla spesa sociale e di scarso intervento dello Stato nell’economia. La povertà dilaga, gli italiani non fanno più figli e molti di quelli che mettono al mondo, emigrano in migliori lidi; la popolazione invecchia senza un reale ricambio generazionale, e i percettori di pensioni superano quelli che dovrebbero pagarle con il loro lavoro. Ecco perché secondo Boeri e mezza sinistra, noi avremmo bisogno degli immigrati: perché fanno più figli e dunque possono pagare le pensioni delle prossime generazioni.

Peccato che quel genere di immigrati non sono gente che entra a caso nel territorio e vi rimane a spese della collettività, ma gente che viene qui per lavorare e dunque lo fa, attraversando regolarmente la frontiere, magari già con il posto di lavoro. Peccato che, anziché fare politiche immigratorie ideologiche e buoniste, che gravano pesantemente sulla collettività, sarebbe opportuno, invece, fare politiche per favorire la natalità italiana e fermare l’emorragia di giovani che fuggono in altri paesi, perché qui privi di prospettive. Peccato che, per fare tutto ciò, bisognerebbe uscire non oggi, ma ieri, dall’euro e dall’Unione Europea. Peccato, infine, che bisognerebbe tornare ad attuare la carta costituzionale nel suo profilo economico e sociale, oggi più che mai violata per inseguire le bizzarre e dannose regole eurotedesche.

Quanto alla seconda domanda, in parte la risposta è già stata data nella prima. Gli immigrati che possono davvero pagare le pensioni sono persone che lavorano e vengono introdotte nel tessuto produttivo italiano, in relazione alle esigenze di quel sistema produttivo. Dunque, l’immigrazione che può realmente pagarci le pensioni – per dirla con (e smentire allo stesso tempo) la propaganda sinistra – è un’immigrazione di qualità, regolata nei suoi flussi da precise leggi sull’immigrazione per quote e per fabbisogno, e che non pesa un centesimo sulla collettività, poiché non entra nel territorio per usufruire del welfare, ma per lavorare e produrre reddito, parte del quale viene poi tradotto in contributi previdenziali. Ma se lo si dice, si rischia di essere lapidati come fascisti, leghisti e xenofobi.

  Commenta
© Foto di By Davide Papalini (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons
E' stato un post interessante?0No0