Perché la lotta alla corruzione è un mantra neoliberista

—   Lettura in 2 min.

Il fatto è che la lotta alla corruzione è un’attività ordinaria che in realtà non dovrebbe assurgere al rango di proposta politica dirimente. Anche perché la corruzione è un fenomeno endemico, ed è difficile che possa essere sradicata del tutto. Non solo, quando la si pone al centro della propria azione politica, non solo si perdono di vista i veri obbiettivi politici, ma si arriva al paradosso di creare uno Stato di polizia, dove l’ossessione per il corrotto e il corruttore diventa tale che si comprimono le libertà degli individui pur di ottenere un risultato che comunque sarà sempre modesto.

Dunque, la verità è che la lotta alla corruzione, elevata al rango di politica dirimente, è in realtà uno strumento di propaganda politica finalizzata a contrabbandare l’idea che lo Stato sia il peggio del peggio e che dunque l’unica soluzione proponibile per evitare i fenomeni corruttivi sia da una parte imporre certe discipline legislative da Stato di polizia, e dall’altra la panacea di tutti i mali statali: le privatizzazioni. Meno servizi sono erogati dallo Stato e dagli enti pubblici, meno sono le occasioni di corruzione.

Ecco dunque che la “corruzione” è in realtà uno strumento neoliberista per raggiungere sempre il solito scopo: destrutturare lo Stato, ridimensionarlo, e con esso, ridimensionare i processi democratici, accusati di essere la più importante fonte di corruttele. L’idea dunque è creare quella sottile ma efficace equazione tra democrazia e corruzione. Instillarla nella mente dei cittadini, affinché posti davanti alla scelta tra meno corruzione o meno democrazia, alla fine scelgano quest’ultima.

Ma oso di più. Arriverà il giorno nel quale di lotta alla corruzione non se ne parlerà più. E ciò accadrà quando le élite neoliberiste prenderanno definitivamente il controllo degli apparati pubblici, instaurando un’oligarchia. In questo caso, siccome la gran parte dei fatti corruttivi necessari per alimentare i rapporti affaristici volti a procacciarsi illegalmente le risorse pubbliche non avranno più ragione d’essere perché quei rapporti saranno legalizzati, ecco che la corruzione (che comunque continuerà a esistere) avrà cessato di essere un problema politico dirimente. Ma fino ad allora, il mantra della lotta alla corruzione sarà tema dominante, perché l’obiettivo non è l’onestà nelle pubbliche istituzioni, ma è la demolizione delle rappresentanze democratiche e della struttura costituzionale che permette al popolo di determinare (oggi con minore efficacia di ieri) le scelte pubbliche fondamentali. Finché queste staranno in piedi, la lotta alla corruzione sarà sempre un problema politico di primo piano e urgente da risolvere.

Se vuoi rimanere aggiornato sulla pubblicazione di nuovi post, iscriviti al canale Telegram