Perché la Lega rischia un errore strategico alleandosi con i grillini

La Lega è il partito che ha vinto la competizione interna con Forza Italia per la leadership del centrodestra, visto che nella partita FdI è restata fuori. Un grandissimo risultato per Matteo Salvini, che però rischia di essere vanificato qualora le voci che lo danno vicino a un accordo politico e di governo con Di Maio dovessero venire confermate. Questo perché un simile governo, effettivamente, potrebbe, non tanto rimettere in discussione la stessa esistenza del centrodestra – che, a mio modo di vedere, è stata già messa in discussione da un pezzo (del resto, che ci azzecca l’eurismo, seppur moderato, di Forza Italia con il populismo e l’euroscetticismo della Lega?) – quanto pregiudicare gli straordinari consensi acquisiti dal partito di Matteo Salvini, e questo perché una simile apertura avvantaggerebbe soprattutto i pentastellati.

E’ evidente, infatti, che un governo pentaleghista, non solo non realizzerebbe quasi nulla dei punti più qualificanti del programma leghista (che sarebbe minoranza), ma rischierebbe di far passare (invece), e con il contributo leghista, molti dei punti qualificanti del programma grillino. E non parlo solo del reddito di cittadinanza (il peggiore), ma anche degli altri, molti dei quali più vicini al programma radical-piddino che a quello del centrodestra. Perciò, Salvini dovrebbe andarci cauto e seguire i consigli che da più parti gli giungono: non avere fretta di capitalizzare cercando di fare un’alleanza impropria con i grillini. Non farla e per due ragioni: è un’alleanza sterile, ed è addirittura dannosa per la Lega, che in un colpo solo potrebbe vedersi crollare i consensi, senza contare eventuali scissioni e passaggi in Forza Italia (che a questo punto potrebbe riprendere quota), e poi perché la Lega dovrebbe accantonare del tutto qualsiasi istanza euroscettica, per via della conversione dei grillini all’eurismo.

Insomma, se l’alleanza con i pentastellati nell’immediato potrebbe dare alla Lega salviniana la “soddisfazione” di qualche ministero, nel lungo termine potrebbe essere deleteria e fatale. Ecco perché Salvini dovrebbe prima farsi due conti (ma credo lo stia facendo). Quel 18% non è un voto consolidato; non è, in altre parole, un voto del tutto ideologico e di forte adesione politica al progetto leghista. Trattasi in parte di un voto di credito temporaneo e in parte di reazione alla cattiva gestione del potere che abbiamo visto nella scorsa legislatura, e perciò, come tale, potrebbe svanire qualora la Lega facesse dei grossolani passi falsi, soprattutto qualora le aspettative di coloro che hanno votato Lega venissero deluse dalla smania di governare pur non avendo alcuna speranza di realizzare quanto promesso. Per Salvini questo errore potrebbe essere fatale.

Qual è dunque la via giusta? In realtà non esiste una via giusta: la situazione è talmente intricata che trovarne una assolutamente giusta è quasi del tutto impossibile. Però è vero che Salvini avrebbe tutto l’interesse politico a stare all’opposizione, qualora non riuscisse a fare un governo suo con il centrodestra. E ciò perché un governo grillino (sostenuto magari dal PD) – per quanto dannoso potrà essere per il nostro paese – è destinato nel tempo a logorare i grillini, erodendone i consensi, e questa volta in favore proprio della Lega, che dall’altro lato, non solo salvaguarderebbe la solida alleanza con Forza Italia e FdI, ma addirittura rafforzerebbe l’OPA nei confronti del partito berlusconiano, marginalizzando Berlusconi e rendendo l’alleanza definitivamente populista e sovranista. Caso mai accadesse, il centrodestra farebbe il pieno dei consensi e il grillismo sarebbe (finalmente) solo un brutto ricordo.

© Foto di Di Fabio ViscontiOpera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

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