Perché la Lega e il M5S non possono stare insieme

Paradossalmente, il M5S ha più punti di contatto con il PD, che con la Lega. Questo perché il M5S non è un movimento antisistema, benché la propaganda continui a contrabbandarlo come tale. Non lo è più da tempo, avendo abbandonato l’uscita dall’euro e dall’Unione Europea, e avendo rinunciato all’intenzione di abrogare il pareggio di bilancio e il recupero della sovranità nazionale. Insomma, l’impostazione sovranista delle origini. Oggi, il M5S presenta semmai un’impostazione ordoliberale/neoliberista ed europeista, proprio come il PD.

Del resto, lo dimostra inequivocabilmente la stessa proposta del reddito di cittadinanza, che è misura beceramente assistenzialista, e non certo di matrice sociale o keynesiana, come molti invece vorrebbero farci intendere per via dell’idea che tale misura implichi l’impiego “improduttivo” di denaro pubblico (ma il keynesianismo non propone politiche assistenziali, ma miranti a massimizzare l’occupazione attraverso investimenti pubblici nell’economia). Il reddito di cittadinanza, invero, è una misura tipicamente ordoliberista o neoliberista. E’ la versione italiana di HARTZ-IV, il reddito di cittadinanza tedesco a cui accedono le classi più povere ed emarginate della società, soprattutto immigrate, la cui funzione non è la protezione sociale del diseredato, bensì obbligare quel diseredato ad accettare lavori prevalentemente dequalificanti e precari, che mantengano basso il costo del lavoro, la mobilità e la flessibilità del lavoratore, e dunque garantiscano profitti maggiori per le grandi imprese.

Come spesso ho spiegato qui: l’idea di una moneta stabile come l’euro, richiede che a variare nel tempo, in base all’andamento dei mercati, sia il costo del lavoro. Se non puoi svalutare la moneta, svaluti il costo del lavoro. Questo permette alle economie come la Germania di sottopagare e precarizzare i lavoratori e nel contempo di fare surplus commerciale a danno delle altre economie, come quella Italiana, che cerca – seppure a fatica – di mantenere il patrimonio di tutele sociali disegnate sulla base del modello economico costituzionale, invero disatteso proprio dall’adesione alla UE e all’euro, che predicano invece il pareggio di bilancio e dunque il principio di non intromissione dello Stato in economia; principio tipico degli stati liberali ottocenteschi, nell’ordoliberismo piuttosto estremizzato.

La Lega, invece, propone un programma economico moderatamente keynesiano, disegnato con un occhio di riguardo al mondo delle partite IVA e delle imprese (flat tax). Ciò proponendo semplicemente quello che i sovranisti definiscono come il recupero del modello economico costituzionale, che – è noto – può attuarsi solo attraverso un ritorno alla piena sovranità monetaria ed economica pre-Maastricht. Si noti del resto che la Lega non ha promesso redditi di cittadinanza, bensì un programma politico che miri a massimizzare l’occupazione.

Ecco perché è improbabile trovare una sintesi tra il M5S attuale e la Lega attuale. Sono distanti quanto lo erano la Lega di Bossi e il primo M5S di Grillo. Oggi, curiosamente, a parti quasi del tutto invertite.

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