Perché il sovranismo di destra è diverso da quello di sinistra

sovranismo-destra-sinistraOggi vi vorrei parlare di una questione più teorica che pratica, e cioè della differenza tra sovranismo di sinistra e sovranismo di destra. Con una premessa: entrambi perseguono un obiettivo condiviso, e cioè il recupero della sovranità nazionale rispetto alle istituzioni europee e alla BCE. Dunque sovranità economica e monetaria. Qui si fermano però i tratti comuni, almeno sul piano economico. E questo perché il sovranismo di sinistra, quasi del tutto (ma non tutto!) coincide con una visione socialista dell’economia, che va oltre il modello economico costituzionale e predica lo statalismo più spinto e ostile alla libera iniziativa privata (che però non viene quasi mai negata del tutto); mentre il sovranismo di destra ha un più ampio spettro d’azione, che va dallo statalismo (molto vicino al sovranismo di sinistra), al keynesianismo (il modello economico costituzionale), fino al liberismo nazionale e antiglobale, ma non antistatale (altrimenti non sarebbe sovranismo).

Il sovranismo di sinistra

In realtà, questa differenza – che si sviluppa solo sul piano puramente economico – è solo una tra le diverse che marcano la distinzione tra il sovranismo di destra e quello di sinistra. Una differenza piuttosto importante tra le due forme di sovranismo è infatti la diversa sensibilità per la tutela dell’identità nazionale e la difesa della cultura identitaria italiana, e dunque della nazione. Da questo punto di vista, il sovranismo di sinistra è un sovranismo asciuttoarido, statale, economico e perciò indifferente alla dimensione culturale e identitaria della difesa dei confini. In questi termini il sovranismo di sinistra è un sovranismo che non rinnega la propria vocazione internazionalista e mondialista: i confini ci sono, devono rimanere, ma non sul presupposto della tutela dell’identità nazionale, ma sul presupposto della tutela dell’economia nazionale; l’indipendenza politica, in altre parole, è strumentale alla sovranità economica, che ben potrebbe escludersi o attenuarsi in altri ambiti, come per esempio la tutela dell’identità culturale nazionale, considerata vieppiù dal sovranismo di sinistra come una forma di nazionalismo. 

Il sovranismo di destra

Il sovranismo di destra, invece, è un sovranismo con caratteristiche del tutto peculiari, poiché se è vero che predomina l’obiettivo dell’indipendenza e della riaffermazione della sovranità sul piano economico e monetario (nei termini anzi visti), agisce anche sul presupposto e con l’obiettivo di tutelare la nazione italiana nella sua dimensione culturale e identitaria, attraverso politiche che se non sono certo illegittime sul piano costituzionale, mirano a porre un limite e freno al processo di multiculturalizzazione della società, soprattutto quando questo processo è favorito ideologicamente per annichilire l’identità nazionale. Sicché il sovranismo di destra coincide perfettamente con l’identitarismo, il quale si propone dunque come forma speculare del sovranismo economico, poiché se il secondo intende tutelare la sovranità economica e politica, il primo intende tutelare l’identità culturale nazionale alla base di quell’economia.

Identitarismo e nazionalismo

Molti (soprattutto a sinistra) intravedono nell’identitarismo una forma di nazionalismo. Che è scorretto. Affermare infatti la sovrapposizione tra i due fenomeni è completamente errato e artificioso. L’identitarismo non predica la predominanza di un popolo sull’altro, né la conquista o la colonizzazione nazionale di altre nazioni. L’identitarismo, in un mondo globalizzato e fortemente interconnesso come il nostro, predica e sostiene semmai il diritto di un popolo a preservare, entro i propri confini, la propria identità culturale e nazionale (contro il fenomeno multiculturalizzante e mondializzante). E questa preservazione o tutela, inevitabilmente, richiede il sovranismo economico e politico, poiché un popolo privo della sovranità economica e monetaria, non è in grado di tutelare efficacemente la propria esistenza come nazione culturalmente e linguisticamente connotata.

Sovranismo e Costituzione

Presupposto inevitabile perché il sovranismo (di destra e di sinistra) abbia legittimazione nell’alveo democratico, è l’adesione dello stesso ai valori costituzionali e dunque ai principi contenuti e promossi nella Carta costituzionale. Di più, il sovranismo di sinistra può essere accettato fin quando non promuova un modello economico socialista, sconfessato dalla nostra Carta fondamentale e dalla storia, né intenda reprimere la libera iniziativa privata sul presupposto che tale iniziativa sia comunque del tutto contraria all’interesse nazionale, né infine si ponga di traverso alla tutela dell’identità culturale della nazione sul presupposto che questa sia una forma di nazionalismo. Altresì, il sovranismo di destra può essere accettato negli stessi termini in cui deve essere accettato il sovranismo di sinistra, e la sua componente identitaria sia comunque rispettosa delle minoranze o non tenda a discriminarle (l’obiettivo dell’identitarismo infatti è l’integrazione assimilante e non certo la discriminazione). In altre parole, se non può esistere un identitarismo che vada oltre (e distorca nazionalisticamente) gli obiettivi di tutela dell’identità culturale del proprio popolo, così non può esistere un sovranismo che cerchi di andare oltre (e distorca) il recupero della sovranità nazionale economica e monetaria, per affermare o applicare all’economia nazionale teorie economico-politiche del tutto estranee e incompatibili con la nostra Costituzione, come quelle marxiste-leniniste, quelle fasciste o quelle neoliberiste.

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