Perché il procedimento a carico di Salvini potrà essere archiviato

salvini-lega-sovranismoQualche giorno fa, la notizia del secolo: Matteo Salvini indagato in relazione al noto caso Diciotti. I reati che gli sono stati contestati sono: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio.

Reati particolarmente gravi, che però – a mio modo di vedere – appaiono di difficile configurazione in relazione al caso concreto. In parte perché si tratta di accuse che prendono di mira gli ambiti dell’ampia discrezionalità politica di un ministro e in parte perché, volendo pure ammettere che l’atto politico in sé possa comunque avere profili penali (se così non fosse non esisterebbe l’art. 96 Cost.), questi non sembrano essere particolarmente evidenti, almeno secondo i fatti di cronaca dettagliatamente riportati dai media.

Se prendiamo il capo di accusa più pesante (il sequestro di persona, previsto e punito dall’art. 605 c.p. ), è evidente che la condotta richiesta all’agente sia un’azione positiva che miri dolosamente a comprimere la libertà della vittima, fino a impedirle di liberarsi; nella sua variante per coazione (art. 289ter) addirittura cercando di ottenere qualcosa in cambio da soggetti terzi. Nel caso Diciotti, se da una parte è difficile immaginare che gli immigrati sulla Diciotti fossero “prigionieri”, dall’altra non mi pare proprio che il Ministro abbia agito con l’intenzione di arrecare un danno agli immigrati, adottando un qualsiasi provvedimento che mirasse a questo preciso scopo (sul punto il Tribunale dei Ministri, nel 2009, archiviò la posizione di Maroni proprio per la mancanza di dolo e perché l’atto – il respingimento collettivo – rientrava nella piena discrezionalità politica del ministro). Peraltro, nel caso di specie, se si ammettesse che il porto di Catania non fosse il porto di sbarco, ma il porto di transito, l’accusa di sequestro, in ragione della mancata indicazione del porto di sbarco, perderebbe comunque notevole vigore, non potendosi oggettivamente assimilare questa a un’azione di sequestro; ammesso però fosse il porto di sbarco, la valutazione sui tempi e le modalità di sbarco sono comunque affidate all’autorità di pubblica sicurezza di cui il ministro dell’interno è la figura politico-amministrativa apicale.

Quanto invece all’arresto illegale, questo è previsto e punito dall’art. 606 c.p. Il reato, nei propri elementi costitutivi, richiede che il pubblico ufficiale proceda a un arresto, senza che sussistano gli elementi, le condizioni o il potere per compierlo. Richiede perciò un’azione materiale (il pubblico ufficiale che procede all’arresto) o comunque un ordine diretto d’arresto (il superiore che ordina al pubblico ufficiale di procedere all’arresto), che però nel caso in questione non pare sussistere. Peraltro, non sfugge ai più che l’arresto illegale è reato incompatibile con il sequestro di persona.

Quel che è certo è che mancando comunque un provvedimento dell’autorità che integri i reati anzidetti, non è nemmeno possibile ritenere applicabile quanto è disposto all’art. 13 Cost., comma 2, e cioè la necessità di sottoporre entro 48 ore il provvedimento di limitazione della libertà personale all’autorità giudiziaria, affinché lo convalidi o lo rigetti. La mancata o la ritardata indicazione di un porto di sbarco o di autorizzazione allo sbarco, rientrando infatti nella piena discrezionalità politica, e cioè nella valutazione dell’autorità politica sui tempi e le modalità di sbarco, non è assimilabile in alcun modo a un provvedimento autoritativo di limitazione della libertà personale (che sia sequestro di persona o arresto), tale da integrare i delitti in considerazione.

Infine, nell’elenco dei reati contestati, abbiamo l’abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), reato di “chiusura”, che difficilmente è configurabile davanti a un atto o a una vicenda che implica – come si è precisato – un’ampia discrezionalità politica e amministrativa (vedere il caso Maroni).

Insomma, il Tribunale dei Ministri non dovrebbe avere alcuna difficoltà a disporre l’archiviazione del procedimento, senza nemmeno passare per la richiesta di autorizzazione a procedere alla camera di appartenenza (art. 96 Cost.). Ma ammesso ritenesse fondati i capi di imputazione e si arrivasse al voto in aula, il Senato non potrà che negare l’autorizzazione, anche solo perché il Ministro ha posto in essere atti di discrezionalità politica, agendo per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo.