Perché il Capo dello Stato non può mettere paletti politici sul Governo

capo-stato-poteri-governoMolti oggi si chiedono se davvero il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, può mettere paletti politici alla maggioranza parlamentare che si appresta a varare il Governo. A sentire i costituzionalisti della domenica che imperversano sui social, pare di sì e si aggrappano tutti, ma proprio tutti – chi ovviamente a sinistra (soprattutto a sinistra) e chi a destra (per opportunismo) – al benedetto art. 92 della Costituzione, che stabilisce che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e su sua proposta i ministri.

Giusto. La norma recita esattamente così, ma bisogna chiarire meglio la portata della disposizione in un’architettura parlamentare come quella italiana. Appunto, parlamentare, non presidenziale. E’ da questa realtà, infatti, che – nolenti o volenti – bisogna partire: la Repubblica Italiana non è una repubblica presidenziale. Non spetta al Capo dello Stato la determinazione dell’indirizzo politico del Governo. Per farla semplice, non è il Capo dello Stato che decide quale programma politico bisogna attuare, che tipo di relazioni internazionali bisogna instaurare, né quale siano le riforme rilevanti nell’interesse della Nazione e del popolo italiano.

Queste sono prerogative politiche e dunque prerogative del Parlamento, e di riflesso del Governo che è sua espressione. Infatti, il Governo per operare con pieni poteri deve avere la fiducia del Parlamento e non già del Capo dello Stato. Diversamente, un siffatto Governo è un governo illegittimo, benché possa eventualmente godere della “fiducia” del Presidente della Repubblica. Solo in alcuni contesti e con certe limitazioni, un Governo può operare fuori dall’ambito di questa fiducia, e ciò accade quando intercorrono nuove elezioni o le Camere ritirano la fiducia al Governo (il cosiddetto periodo di vacanza); in tale ipotesi, il Governo dimissionario rimane in carica per gli affari correnti fino all’insediamento del nuovo Governo (v. Governo Gentiloni). E questo perché, chiaramente, non vi può essere un vuoto di potere nell’avvicendarsi delle maggioranze parlamentari o dei Governi.

Se questo è vero, quel potere di nomina ex-art. 92 Cost. deve essere letto in senso istituzionale e non politico. In altre parole, il Capo dello Stato non è che deve nominare il Presidente del Consiglio che meglio rispecchi le sue convinzioni politiche o che intenda attuare l’indirizzo politico da lui definito, o che meglio possa garantire il rispetto dei patti internazionali, ma deve nominare quello che con buone probabilità potrà ottenere la fiducia del Parlamento e dunque potrà formare un Governo nel pieno delle sue funzioni. Ecco! E’ questo il potere del Capo dello Stato definito all’art. 92 Cost. Asserire pertanto che il Quirinale possa avere una certe discrezionalità (politica) nella nomina del Presidente del Consiglio è costituzionalmente errata e rappresenta una lettura forzata in senso presidenziale delle prerogative costituzionali assegnati al Presidente della Repubblica.

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