Perché i cristiani devono liberarsi dall’abbraccio mortale della sinistra

cristiani-sinistraDopo la caduta del muro di Berlino e la caduta del comunismo in Europa, la sinistra ha dovuto reinventarsi e trovare nuovi spazi ideologici in cui operare. Orfana di Lenin e Stalin, del socialismo reale (fallito miseramente) e del mito della rivoluzione proletaria, ha ripiegato sul liberalismo radicale e sull’europeismo. Il primo inteso quale fenomeno di radicalizzazione ed esaltazione dell’individualismo; il secondo, inteso quale concretizzazione politica dell’ultraliberismo finanziario e mercantile di stampo globalista.

Non più dunque il mito del proletariato, bensì il mito dell’individualismo. Non più la collettivizzazione dei mezzi di produzione, bensì la loro radicale capitalizzazione. Il tutto sintetizzato nell’ideologia distruttiva dell’Europa unita, che ha sostituito quella dell’Unione Sovietica. La sinistra è passata così, in poco più di un decennio, dal socialismo massimalista e totalizzante a un liberismo radicale europeista e altrettanto totalizzante. Una trasformazione che nessuno – credo – si sarebbe mai aspettato. Soprattutto in tempi così veloci.

In questo contesto, è cambiato anche il rapporto tra la sinistra e la cristianità (soprattutto di matrice cattolica). Se un tempo, cristianità e comunismo erano (giustamente) acerrimi nemici, oggi i cristiani (o almeno una buona parte di essi) e i post-comunisti tentano incomprensibilmente una sintesi impossibile. Caduto il pregiudizio marxista-leninista, sembra quasi che i cristiani si siano liberati di un tabù, cercando – quasi con ansia e ossessione – di dialogare con chi un tempo era il nemico dichiarato della cristianità e dei suoi valori.

Eppure, ed è un paradosso, mai come oggi sinistra e cristianità sono agli antipodi nel concepire i valori fondanti della società umana, e che vengono sintetizzati poi nei valori evangelici; mai come oggi la sinistra odia il magistero della Chiesa, fino a tentare di snaturarlo. Dunque è facile domandarsi il perché i cristiani, che dovrebbero essere guidati da quei valori, siano così disposti a metterli in discussione, a comprimerli e persino a relativizzarli, pur di dialogare e persino allearsi politicamente con chi, oggi, predica il loro opposto. E’ sufficiente sul punto dare uno sguardo all’esperienza di casa nostra, dove chi si professa cattolico, alla fine ha sostenuto leggi e norme che sono in palese contrasto con la dottrina della Chiesa e i Vangeli.

Non esiste, alla domanda, chiaramente una risposta univoca né certa. Però non vi è alcun dubbio che la sinistra moderna, più di quella del passato, sia effettivamente l’antitesi ideologica e politica del cristianesimo. E non basta certo il “buonismo” ad accomunare cristiani e post-comunisti. Né possono bastare il pacifismo, i discorsi pauperistici, né quelli ambientalisti (spesso intrisi di vera ipocrisia). Ci vuole e ci vorrebbe di più. Ci vorrebbe la condivisione dei valori universali della cristianità, che invece la sinistra post-comunista e radical-liberale rigetta in toto. Si pensi alle questioni etiche, come l’aborto, le unioni omosessuali e l’eutanasia sulle quali vi sono evidenti e lampanti incompatibilità, che però alcuni settori della Chiesa tentano di superare nel modo più semplice possibile: negando il magistero, negando la dottrina e negando gli insegnamenti di Cristo.

Invero, i cristiani, soprattutto i cristiani-cattolici, non hanno certo bisogno della sinistra per sintetizzare un’azione politica improntata alla tutela dei più deboli e all’equità sociale, avendo a disposizione la dottrina sociale della Chiesa, elaborata dai grandi papi del passato recente (da Leone XIII fino a Benedetto XVI), e fonte straordinaria di principi etici in fatto di economia e società. Ma anche l’enciclica di Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, che parla di famiglia e matrimonio, oggi più che mai messa in discussione da un’eresia strisciante che vuole confondere pastorale e magistero.

Questi insegnamenti, in realtà, dovrebbero essere i capisaldi dell’azione politica dei cristiani (e dei cattolici in particolare). Senza questi capisaldi, e sedotti dal radicalismo liberale e dal relativismo etico, che pongono il desiderio e l’egoismo individuale al centro di tutto, la cristianità è destinata a diventare marginale nella società; è destinata a soccombere nell’omologazione secolarizzante e nel sincretismo. In altre parole, rischia di scomparire e dissolversi come neve al sole. Come in effetti sta avvenendo.

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