Perché Berlusconi avrebbe dovuto fare (strategicamente) il passo di lato

berlusconi-crisi-2011-euroIl Governo tecnico è alle porte. Lo chiamano Governo “neutrale”, ma la verità è che trattasi sempre di Governo che non è espressione di una maggioranza politica parlamentare, ma è il figlio illegittimo dello stallo in cui ci ha costretto il M5S con il suo assurdo quanto pretestuoso veto sul Cavaliere. Se Berlusconi non si fa da parte, non facciamo il governo con la Lega. Questa è la “giustificazione”.

D’altro canto, è anche vero che se è assurdo quanto ingiustificato il veto del M5S sul Cavaliere, a maggior ragione è ingiustificato e assurdo il contro-veto del Cavaliere su un appoggio esterno di FI a un esecutivo Lega-M5S, che in realtà sarebbe un governo Centrodestra-M5S. Il Cavaliere e i forzisti, per giustificare questo contro-veto, la mettono sul piano dell’orgoglio e su quello della correttezza (se volete i nostri voti, dovete farci entrare nel Governo), dimostrando, in questo caso, scarsa lungimiranza politica, viste le conseguenze di questo no: il governo tecnico (poco amato dagli italiani) e le elezioni anticipate. Molto anticipate. Se non a luglio (improbabile), a settembre.

Dunque, la domanda è: che ci ha guadagnato (politicamente) Berlusconi dal niet ai cinquestelle, fermo restando che i 5s invece dal niet a Berlusconi guadagneranno due cose: i consensi della sinistra antiberlusconiana e soprattutto le elezioni anticipate? 

Niente. Anzi, è stata una mossa che ha messo il Cavaliere e Forza Italia (a picco nei consensi) in un cul de sac. Lui che non voleva andare a elezioni tanto presto, per tentare la carta della riabilitazione politica e dunque della candidatura, ha favorito il probabilissimo ritorno alle urne nel giro di qualche mese, agevolando (e qui ringrazio) da un lato l’alleato sovranista (la Lega), che invece nei consensi viaggia come una locomotiva e dall’altra proprio il M5S, che così potrà fare una campagna elettorale tutta volta a procacciarsi i voti a sinistra (cavalcando l’antiberlusconismo), soprattutto a danno del PD, che per i 5s sono doppiamente colpevoli: per le magagne della scorsa legislatura e per aver affossato il “contratto” di governo messo in piedi qualche giorno fa da Fico.

Ecco i risultati della strategia politica del Cavaliere: un rafforzamento dei grillini e un indebolimento del patto di solidarietà nel centrodestra. Perché se è vero che più volte Salvini ha ribadito la sua lealtà alla coalizione, è anche vero che ogni giorno che passa questa lealtà si incrina sempre di più per la scarsa collaboratività dell’alleato forzista. 

Eppure, sarebbe stato davvero semplice: Berlusconi, che comunque da questa legislatura ha ottenuto la presidenza del Senato (e non è cosa da poco), avrebbe dovuto strategicamente mettere i suoi voti a disposizione dell’alleato e dunque di un governo Lega-M5S, in attesa che il centrodestra riuscisse a ottenere l’autonomia in Parlamento. Una volta ottenuta, non sarebbe stato certo impossibile rimettere in discussione l’alleanza con i 5s esigendo un rimpasto di Governo. Il M5S non avrebbe accettato? Poco male. Sarebbe uscito dalla maggioranza e a quel punto, il Governo di centrodestra avrebbe preso le redini. Oppure, il M5S, trovandosi in posizione di debolezza, sarebbe rimasto e avrebbe accettato l’ingresso di FI nel Governo. E allora forse, dico forse, questa legislatura avrebbe fatto qualcosa di buono.

Invece, nell’entourage del Cavaliere, sono prevalse le pressioni europeiste e antipopuliste, dimostrandosi ancora una volta, dopo il 2011, che Berlusconi non è più politicamente affidabile per un governo di reale cambiamento che ci porti fuori dall’Unione Europea e dall’euro.

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