Per uscire dal giogo dello spread, il Governo deve attuare queste riforme

Non bastano le parole concilianti, né certo sono sufficienti le minacce. Il Governo giallo-verde, se vuole davvero vincere la partita dello spread e sbaragliare l’euroburocrazia, deve semplicemente mettere in cantiere, subito, alcune fondamentali riforme. Altrimenti, delle due l’una: o davvero pecca di incompetenza; oppure semplicemente sta giocando una partita già persa, in attesa che la situazione precipiti e possa passare la mano al tecnico di turno. 

Ma io voglio credere che la ragione di così tanto ritardo nell’approntare le giuste contromisure contro l’arroganza eurocratica non sia né la prima né la seconda. Io voglio credere che sia solo una questione di ostacoli, tempi e strategie. Vero è però che i giorni corrono e si avvicinano le date cruciali: l’esame del DEF da parte dell’Unione Europea e le valutazioni delle agenzie di rating. E a sentire le varie anticipazioni in proposito, non ci sono buone nuove. Dunque, o si adottano subito le debite contromisure contro il tentativo di rendere i titoli italiani junk bond, oppure la rivoluzione “sovranista” rischia se non di schiantarsi contro il muro delle élite, quanto meno di sfreddarsi, facendo riprendere quota le forze neoliberiste ed euriste, oggi in evidente calo di consensi, nonostante il massiccio appoggio mediatico.

Banca pubblica

Quali sono le riforme che il Governo dovrebbe varare con una certa urgenza? Beh, in primo luogo, sicuramente l’istituzione di una banca pubblica. O si nazionalizza una banca già esistente, o si fonda una banca a capitale pubblico, soggetta a un regime pubblicistico, il cui compito non solo sarà quello di finanziare le politiche del governo, ma anche di elargire prestiti a famiglie e imprese. 

Minibot, CIR e moneta fiscale

Ma non basta. Durante la campagna elettorale si è tanto parlato di minibot (ne ho scritto persino qui su Il Petulante). Mi chiedo che fine abbiano fatto e perché ancora non si approntino. Questo è il momento buono. E poi ci sono i CIR. Poco tempo fa ne ha parlato Armando Siri, affermando che sarebbero stati introdotti in una collegata alla legge di bilancio. Infine, la moneta fiscale – cavallo di battaglia di Stefano Sylos Labini. Trattasi di sconti fiscali differiti nel tempo, che potrebbero essere utilizzati per finanziare la spesa pubblica, senza dover richiedere soldi ai mercati.

Riforma collazione BTP

Infine, è necessario che lo Stato riformi il sistema di collocamento dei BTP, affinché venga creato un sistema nel quale la Banca d’Italia trattenga presso di sé i titoli invenduti nel mercato primario per poi destinarli al mercato secondario, quando le condizioni sono più favorevoli (il modello – guarda caso – è quello tedesco). Inoltre, affinché siano maggiormente trasparenti le operazioni di acquisto e vendita operate dalle banche.

Naturalmente tutto ciò al netto dell’uscita dall’euro, che sarebbe la soluzione ottimale. Ma finché stiamo dentro questa gabbia, allora è opportuno che si adottino le misure necessarie perché i danni prodotti dall’ordoliberismo siano limitati e l’erosione di sovranità sia quanto meno arrestata. Le suddette riforme potrebbero essere utili allo scopo.