Le banche d’affari dettano l’agenda del prossimo Governo

—   Lettura in 2 min.

Altro che Governo sovranista, altro che recupero della sovranità nazionale e ripristino della legalità costituzionale. Altro che demoliamo l’Unione Europea. Niente di tutto questo. Dopo il trasloco di Savona alla Consob, è chiaro che la spinta del governo gialloverde si sia praticamente esaurita, senza particolari “rivoluzioni” o “evoluzioni”. Semmai (forse) qualche involuzione verso il periodo peggiore: quello del 2012.

Siamo lì. Ancora il piano non è stato rivelato in tutta la sua magnificenza, ma il montismo, inteso come politiche basate sul sacrificio e l’austerità (espansiva?), stanno per arrivare (di nuovo). E ce le spiega bene (qui) Citigroup, nota banca d’affari, di cui riassumo la posizione: non è più tempo di cincischiare. La crisi è vicina ed è arrivato il momento di agire. Ma quell’agire non deve certo andare nella direzione che noi, poveri e illusi sovranisti, sogniamo: Costituzione, politiche espansive, spesa e dunque rafforzamento della domanda interna e aumento dei livello occupazionali. Macché, Keynes non è contemplato dalla banca d’affari (e sarebbe strano il contrario). No, la sceneggiatura è sempre quella del 2012. Un remake bell’e buono che comprende il solito mix austero: tagli alla spesa (chiamate abilmente razionalizzazioni), lotta alla corruzione e all’evasione fiscale (che significa stato di polizia fiscale) e al lavoro nero (che significa ulteriore rafforzamento delle forme precarizzate di lavoro). E naturalmente – ciliegina sulla torta – non può mancare la patrimoniale sulla ricchezza, perché gli italiani hanno quel brutto vizio di risparmiare e comprare casa.

Insomma, le solite misure austere e deflazionistiche per portare il paziente da uno stato critico a uno stato da terapia intensiva. Perché è lì che si compirà e dovrà compiersi lo smantellamento definitivo del modello sociale costituzionale (qui un interessante wishful thinking), visto come l’ostacolo principale alla declinazione neoliberista del nostro paese, tra sanità privatizzata e istruzione aziendalizzata; tra tagli alla spesa pubblica e aggressione alla ricchezza privata dei cittadini.

Chiaramente nessun Governo politico potrà né vorrà mai assumersi la responsabilità di simili politiche. Sicché si dovrà trovare la giusta formula tra azioni politiche contrabbandate come urgenti e necessitate e irresponsabilità elettorale. E quale formula migliore se non quella del solito Governo tecnico che si assuma l’onere (ma non l’onore) di attuare la “inevitabile” macelleria sociale? Ed ecco dunque che avanzano le ipotesi: un Conte bis o addirittura un Governo Draghi, e perché no?, un Governo di entrambi.

Intanto, mentre le grandi banche d’affari stilano il programma politico del prossimo Governo tecnico e ci istruiscono su come procedere per smantellare quel poco che ancora ci resta in fatto di ricchezza e stato sociale, la Germania si preoccupa di blindare le sue aziende (qui), prevedendo la possibilità di nazionalizzarle per evitare scalate straniere indesiderate.

Tutto ciò sarebbe divertente se non fosse dannatamente drammatico

Se vuoi rimanere aggiornato sulla pubblicazione di nuovi post, iscriviti al canale Telegram