Paesi sotto ricatto. Quando l’Italia stava per finire come la Grecia

Per chi non avesse ben chiaro quali siano i fondamenti della crisi del debito greco, scoppiata nel 2009, e che ha portato la Grecia verso il default, qui la riassumo per sommi capi. Nel 2009, il Primo Ministro Papandreu dichiarò che la Grecia aveva truccato i conti per entrare nell’euro. Questa dichiarazione provocò due reazioni: una politica e una economica. Quella politica fu di costernazione e sorpresa, perché dimostrava quanto fosse farlocco l’euro; quella economica fu un crollo dei titoli del debito pubblico greco in mano alle banche e agli speculatori dei titoli sovrani, che iniziarono a vendere i titoli pubblici greci, ampliando a dismisura lo spread sui titoli tedeschi e declassando i primi a junk bond (titoli spazzatura). Lo Stato greco si ritrovò dunque con un debito pubblico che cresceva esponenzialmente a causa degli interessi che lievitavano come il pane e senza alcuno strumento per intervenire e fermare questa discesa all’inferno. Del resto, chi mai voleva questi titoli, ora che tutti sapevano che la Grecia aveva truccato i conti pubblici?

Fin qui le indubbie responsabilità greche. Perché è chiaro che ci sono, soprattutto perché i governi greci hanno messo in croce i loro cittadini per aderire a un progetto folle come la moneta unica. E che sia folle, lo dimostra proprio la crisi del debito greco. Del resto, in un mondo normale, quale nazione sana di mente può davvero pensare di emettere titoli del debito pubblico denominato in una moneta straniera, sulla quale non si ha alcun controllo? Nessuna. Ma nel mondo dell’euro, queste nazioni esistono, e una di queste è appunto la Grecia, l’altra è l’Italia.

Prima di parlare del nostro paese, è però interessante concludere la tragedia greca, perché ci fa capire cosa poi è accaduto in Italia nel 2011, e perché dunque siamo andati vicini a fare la fine dei greci. Dopo che i titoli del debito greco crollarono e nessuno voleva più comprarli, l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale decisero (ma guarda un po’!) di erogare alla Grecia un prestito 110 miliardi di dollari. Voi penserete:  per aiutare l’economia greca in forte crisi? No. Per pagare gli interessi sul debito greco, e dunque per salvare il culo agli investitori in titoli del debito greco (soprattutto le banche tedesche). Quanto all’economia greca, altro che aiuti! La UE e il FMI (la famigerata Troika) imposero alla Grecia una serie di “riforme” lacrime e sangue e privatizzazioni, che andarono a impattare negativamente proprio sul PIL, e dunque sui livelli di ricchezza reale. Tutt’ora la Grecia sta pagando salato quel prestito con un PIL bassissimo e con una crisi occupazionale spaventosa. La Grecia, oggi, non ha più un briciolo di sovranità sui propri destini, ed è bene metterlo in conto qualora il nostro paese decida di rimanere nell’euro.

Ebbene, parlando proprio dell’Italia, anche il nostro paese, nel 2011, stava per fare la fine della Grecia. Ma in quel caso le ragioni non furono legate a una presunto imbroglio sui conti pubblici per entrare nell’euro, quanto a ragioni eminentemente politiche, legate all’obiettivo di costringere l’allora premier Silvio Berlusconi alle dimissioni, per aprire una crisi istituzionale che portasse a Palazzo Chigi un governo gradito all’Europa, il quale poi attuasse quelle “riforme” che il Cavaliere era restio ad attuare. Ecco perché alcuni parlano significativamente di “golpe”. Perché la crisi sul debito pubblico italiano del 2011 ebbe come scopo quello di indurre il Governo dell’epoca ad attuare una serie di riforme lacrime e sangue, che essendo impossibili da fare in così poco tempo, avrebbero aperto una crisi politica con un cambio di maggioranza e di governo. 

Ma cosa accadde esattamente nell’estate-autunno 2011? Beh, le banche tedesche iniziarono a vendere massicciamente i titoli del debito italiano. Questo fece impennare lo spread tra i titoli del debito pubblico italiano e quello tedesco, facendo scivolare pericolosamente i titoli italiani nell’area dei junk bond e comunicando, così, l’inaffidabilità dello Stato italiano nell’onorare il debito sovrano, anch’esso – come quello greco – denominato in euro. Silvio Berlusconi, davanti a questa pressione, fu costretto a dimettersi, non dopo però diverse vicissitudini politiche sia interne e sia europee di cui qui – per sintesi – non si fa menzione. Al suo posto venne nominato Mario Monti, graditissimo all’Unione Europea. Quasi per magia lo spread calò e tutto tornò quasi alla normalità. Il Governo Monti, del resto, avviò alcune riforme discutibili, tra le quali – la più importante – fu la riforma delle pensioni (la cosiddetta Legge Fornero), emblematica tra le riforme odiose richieste dalla Troika (UE+FMI) per evitare la fine della Grecia.

L’Italia, naturalmente, non finì come il paese ellenico, ma solo perché quello non era il vero obiettivo. Alcuni ritengono che se l’Italia fosse finita come la Grecia, l’euro probabilmente sarebbe saltato. E non era quella l’intenzione. L’intenzione era costringere il nostro paese a fare una serie di insulse “riforme” che la legassero ancora di più all’Unione Europea e all’euro. E non è un caso che, oltre la riforma delle pensioni, sotto il governo Monti, il Parlamento – anche con il sostegno della ex-maggioranza berlusconiana (intanto molti parlamentari dell’allora PDL, saltarono il fosso) – varò il pareggio di bilancio in Costituzione; una delle più grandi vergogne della storia repubblicana.

Tutto questo per dire che i paesi che hanno adottato l’euro, rinunciando alla piena sovranità economica e monetaria, sono diventati Stati semi-sovrani, i cui titoli del debito pubblico sono l’arma di ricatto attraverso il quale le istituzioni comunitarie e la finanza internazionale possono costringere i Governi nazionali ad attuare, non le politiche di interesse per il popoli che governano, ma quelle di interesse per le oligarchie finanziarie. Del resto, basta che lo spread si impenni un pochino, perché un Governo sia costretto ad adottare quelle misure utili a calmierarlo, quali, per esempio, una riforma del lavoro o delle pensioni lacrime e sangue, ovvero una privatizzazione che faccia gola ai potentati economici, pronti a investire i loro soldi per acquistare quegli assets che in tempi normali uno Stato (in piena sovranità) non cederebbe facilmente.

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Nota: qui in altro, il grafico dell’andamento dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi. Si noti nel 2011 come la forbice si sia ampliata a dismisura.