O la Repubblica italiana o l’Unione Europea

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La propaganda del’Unione Europea in questi ultimi giorni, poco prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento UE, sta raggiungendo vette incredibili di indecenza. Ancora una volta, soprattutto nel nostro paese, si parla e si insiste sul concetto di “patria europea” e di quanto sia bello stare in Europa che avrebbe garantito settant’anni di pace e di benessere.

La fiera dell’ipocrisia, perché ancora moltissime persone ignorano cosa si nasconda dietro il carrozzone scintillante della bandiera blu con le stelline. Il peggio del neoliberismo, e dunque di un sistema sociale nel quale, dietro l’apparenza democratica, dominano le oligarchie degli affari il cui unico scopo è tenere a bada le classi medio-basse, mentre loro esercitano il vero potere.

Per quanto qui si è già detto diverse volte, non è inutile ribadire che l’essenza stessa dell’Unione Europea affonda le proprie radici nella visione darwiana hayekiana e rothbardiana nella quale lo Stato, in quanto inefficiente, sprecone e corrotto, deve essere ridotto ai minimi termini, sicché una visione collettiva e solidale dell’economia è esclusa a priori: i poveracci e i disoccupati si arrangino; imparino la durezza del vivere. La presenza di una sovrastruttura tendenzialmente policefala, dominata dalle scorribande dei potentati finanziari, che si nascondono dietro la parvenza di una struttura democratica del tutto sterile e scarsamente incisiva sulle decisioni degli organi di vertice (Commissione e Consiglio), lo dimostra chiaramente. E non potrebbe che essere così, quando lo scopo è erodere sovranità agli Stati, ma senza formare uno Stato federale compiuto, la cui realizzazione, peraltro, è assolutamente impraticabile.

La retorica europeista serve solo per far ingoiare alle masse delle nazioni europee la grossa polpetta avvelenata della defraudazione della democrazia. Il messaggio subliminale è chiaro: rinunciate alle vostre costituzioni sociali e nazionali, alla vostra indipendenza, per realizzare il sogno europeo. Peccato che il sogno europeo rimane un sogno (o incubo, a seconda dei punti di vista), mentre la cessione di sovranità e lo smembramento delle tutele costituzionali nazionali sono realtà che viviamo tutti i giorni.

L’aspetto inquietante e deprimente dell’intero processo politico predatorio è che lo stesso, almeno nel nostro paese, ha fortemente annichilito la coscienza patriottica e nazionale e il sentimento di tutela e difesa della Costituzione del 1948, che – secondo la volontà dei costituenti – avrebbe dovuto formare i giusti anticorpi contro le derive fasciste e parafasciste, intese qui principalmente come negazione assoluta delle istanze democratiche e come depressione della costituzione democratica e del ruolo dello Stato nello sviluppo economico e sociale e nella realizzazione del principio di uguaglianza sostanziale. Il loro posto è stato abusivamente occupato da bizzarri e pericolosi anticorpieuristi che hanno alimentato un antifascismo strumentale all’affermazione del regime neoliberista su scala europea.

Comprendo quanto sia difficile intuire il quadro generale, quando l’informazione è non solo frammentata, ma altresì fuorviante e ingannevole, e quando le omissioni sono prevalenti rispetto alle dichiarazioni. Soprattutto quando la classe politica dominante e l’informazione mainstream collaborano attivamente per somministrare una narrativa edulcorata e evasiva sui veri scopi della sovrastruttura europea. Ma è importante sforzarsi e informarsi per capire l’essenza dei meccanismi europei, se si intende davvero afferrarne gli obiettivi essenziali.

Che per certi versi, se li si osserva con occhio clinico, sono persino palesi e manifesti. Il costrutto europeista è un continuo testimoniare l’ideologia perniciosa del liberismo. Anzi, è l’apologia costante del mercantilismo e del dominio del mercato sugli Stati nazionali. Norme e regole ne tradiscono lo spirito e gli obiettivi. In questo costrutto non c’è spazio per le politiche sociali, che richiedono il necessario e irrinunciabile intervento dello Stato nelle dinamiche economiche, senza il quale il benessere collettivo e l’affrancamento delle classi subalterne dalla “schiavitù” del lavoro sottopagato e precario, diventano la strada sicura verso l’impoverimento generale in favore di pochi eletti.

Ecco perché non si può né si deve credere alla propaganda europeista. Non c’è nulla di reale nel fantasmagorico mondo che dipinge. Né le leggi europee, votate da nessuno, possono realmente semplificare la vita ai cittadini o garantire l’equità sociale. Ogni iniziativa è sempre volta a favorire i mercati e gli investitori, onde garantire loro una rendita finanziaria stabile e al riparo dalle eventuali politiche occupazionali degli Stati membri; politiche che – è bene dire – sono state quasi del tutto abbandonate, perché – con l’adesione alla UE – oggettivamente impraticabili.

La verità dunque è questa: o la Repubblica Italiana o l’Europa. Non è possibile avere entrambe. Non è possibile avere una solida realtà costruita con il sacrificio e il sangue dei nostri padri, e contemporaneamente contribuire alla sua demolizione, sostenendo un’entità istituzionale che mette al vertice del potere politico i mercati. Voi chi scegliereste?

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